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Sabato, 19 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Imposte correlate a componenti positivi di reddito deducibili per competenza

L’AIDC conferma inoltre la deducibilità per competenza degli oneri accessori di componenti negativi

/ Luisa CORSO

Giovedì, 17 settembre 2020

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La norma di comportamento n. 210, approvata dalla Commissione Norme di Comportamento dell’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (AIDC), conferma che le imposte (diverse dalle imposte sui redditi e da quelle per le quali è prevista la rivalsa) sono deducibili per competenza se sono strettamente correlate a componenti positivi di redditi o, alternativamente, sono oneri accessori di componenti negativi di redditi.

A norma dell’art. 99 del TUIR le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, sono indeducibili mentre le altre imposte sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il pagamento.
Ciò premesso, l’AIDC esamina le casistiche in cui, in deroga al principio di deducibilità per cassa, opera quello di deducibilità per competenza.

Si tratta, in primo luogo, delle ipotesi in cui i tributi siano direttamente e strettamente correlati a componenti positivi imponibili, in ragione della relativa traslazione economica sui corrispettivi. È il caso, ad esempio, dell’imposta di bollo (assolta in modo virtuale) o dell’imposta sostitutiva sui mutui, le quali si sostanziano in una maggiorazione sui corrispettivi che gli istituti di credito effettuano, contrattualmente, in relazione a ciascuno dei singoli atti o finanziamenti predisposti in favore della clientela (cfr. C.M. n. 136/2000).

L’applicazione del principio di cassa condurrebbe, in tali casi, alla deduzione nell’esercizio successivo di oneri tributari strettamente correlati a ricavi di competenza, con conseguente tassazione di un reddito solo apparente, in contrasto con i principi di capacità contributiva e di separazione dei periodi di imposta.

Al fine di ovviare a tale problematica, gli oneri fiscali strettamente correlati ai componenti positivi di reddito perdono il carattere di tributo e divengono quindi oneri deducibili nell’esercizio in cui sono imputati i correlati componenti positivi.
Altra ipotesi in cui la deducibilità per cassa, ad avviso dell’AIDC, non trova applicazione è quella in cui le imposte costituiscono oneri accessori di componenti negativi di reddito.

Qualora, in quanto accessorio rispetto all’acquisto di immobilizzazioni materiali e immateriali, l’onere tributario (tipicamente, l’imposta di registro) sia capitalizzato nel relativo costo di acquisto, lo stesso assume la natura di componente di costo del bene cui viene imputato, con conseguente applicazione delle regole di deduzione fiscale dei costi cui afferiscono.

L’AIDC richiama poi, ritenendola tuttora valida, la precedente norma di comportamento n. 152/2003 avente ad oggetto l’IVA indetraibile, la quale può costituire “a seconda delle fattispecie un onere accessorio di diretta imputazione al costo del bene o servizio a cui essa si riferisce oppure un costo d’esercizio”, in quanto tali deducibili.

Con specifico riferimento all’IVA indetraibile in applicazione del pro rata di cui all’art. 19 comma 5 del DPR 633/72, l’Associazione conferma che l’onere, collegandosi per sua natura all’intera gestione aziendale e non potendo essere imputato alle singole operazioni di acquisto, costituisce una spesa generale. Tale onere è quindi deducibile per competenza.

Nei casi diversi da quelli fin qui illustrati opera la deduzione per cassa statuita dall’art. 99 del TUIR, divenendo inapplicabile tanto il principio di derivazione rafforzata quanto il generale principio di competenza di cui all’art. 109 comma 1 del TUIR. Quest’ultimo, infatti, rappresenta un criterio generale e residuale di determinazione del reddito di impresa, rispetto allo speciale criterio di cassa.

In tutti i casi, va rispettato il requisito dell’iscrizione a Conto economico (nell’esercizio in cui avviene il pagamento, ovvero nell’esercizio precedente) ai sensi dell’art. 109 comma 4 del TUIR.
Da ultimo, l’art. 99 comma 2 del TUIR ammette, in deroga al principio di cassa, la deducibilità degli accantonamenti per imposte non ancora definitivamente accertate “nei limiti dell’ammontare corrispondente alle dichiarazioni presentate, agli accertamenti o provvedimenti degli uffici e alle decisioni delle commissioni tributarie”.

Nel silenzio della norma, l’AIDC precisa che, per gli accertamenti e i provvedimenti degli uffici, ci si deve riferire agli atti notificati entro la chiusura del periodo di imposta, mentre, per quanto riguarda le decisioni delle commissioni tributarie, ci si deve riferire alle sentenze depositate alla data di chiusura del periodo di imposta.

In altri termini, le imposte sono deducibili anche se solo accantonate e, quindi, non versate nel caso in cui siano state presentate dichiarazioni, ovvero siano stati notificati atti o provvedimenti degli uffici che determinino, o rideterminino, i tributi dovuti, ovvero siano depositate sentenze da parte dell’organo giurisdizionale. Parimenti, sempre ad avviso dell’Associazione, sono deducibili (o imponibili) gli adeguamenti di precedenti accantonamenti effettuati per tenere conto di successive dichiarazioni presentate, atti dell’ufficio notificati o sentenze depositate.


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