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Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Non esenti i benefit del piano di welfare aziendale con finalità retributive

L’Agenzia delle Entrate analizza la disciplina prevista dall’art. 51 del TUIR

/ REDAZIONE

Sabato, 26 settembre 2020

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Con la risoluzione n. 55 di ieri, l’Agenzia delle Entrate analizza il trattamento fiscale di alcuni benefit offerti a categorie di dipendenti nell’ambito di un piano di welfare aziendale. Nello specifico, la questione riguarda la possibilità di applicare a determinate fattispecie il regime di esclusione da imposizione dal reddito di lavoro dipendente.

L’Agenzia analizza la disciplina di cui all’art. 51 del TUIR riportando i relativi chiarimenti e analizzando poi le singole fattispecie dello specifico piano di welfare aziendale.
L’art. 51 individua, al comma 2 e all’ultimo periodo del comma 3, specifiche deroghe, elencando le opere, i servizi, le prestazioni e i rimborsi spesa che non concorrono a formare la base imponibile o vi concorrono solo in parte, sempreché l’erogazione in natura non si traduca in un aggiramento degli ordinari criteri di determinazione del reddito di lavoro dipendente in violazione dei principi di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione.

In altri termini, la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente deve essere coordinata col principio di onnicomprensività che, riconducendo nell’alveo di tale categoria reddituale tutto ciò che il dipendente percepisce in relazione al rapporto di lavoro, riconosce l’applicazione residuale delle predette deroghe, in ragione anche della circostanza che i benefit ivi previsti non sempre assumono una connotazione strettamente reddituale.

Pertanto, qualora tali benefit rispondano a finalità retributive (ad esempio, per incentivare la performance del lavoratore o di ben individuati gruppi di lavoratori), il regime di totale o parziale esenzione non può trovare applicazione.
In particolare, viene ritenuto coerente con la portata dei commi 2 e 3 dell’art. 51 in esame il piano welfare che premia i lavoratori dell’azienda che abbia incrementato il proprio fatturato, con una graduazione dell’erogazione dei benefit in base alla retribuzione annuale lorda, mentre non appare in linea con le medesime disposizioni una ripartizione effettuata in base alle presenze/assenze dei lavoratori in azienda oppure una erogazione in sostituzione di somme costituenti retribuzione fissa o variabile dei lavoratori.

Le predette disposizioni, derogatorie del principio di onnicomprensività, avendo carattere agevolativo, non sono estensibili a fattispecie diverse da quelle previste normativamente, tra le quali non è compresa l’ipotesi di applicazione in sostituzione di retribuzioni, altrimenti imponibili, in base a una scelta dei soggetti interessati.
Non appare coerente, infatti, con la ratio sottesa alle disposizioni in materia di redditi di lavoro dipendente, consentire la riduzione dei redditi imponibili, fino al completo abbattimento degli stessi, in ragione della tipologia di retribuzione (in denaro o in natura) scelta dai soggetti interessati.

Sulla base di tali principi, l’Agenzia delle Entrate afferma che i benefit erogati in esecuzione di un regolamento aziendale, attuativo di un piano welfare rivolto ai soli lavoratori che abbiano deciso di non percepire un premio in denaro, assumano rilevanza reddituale in ragione del loro valore normale, ovvero in base alle ordinarie regole dettate per la determinazione del reddito di lavoro dipendente.
La ratio sottesa alle disposizioni dei commi 2 e 3, ultima parte, dell’art. 51, come precisato, non viene meno nell’ipotesi in cui tali beni e servizi siano erogati a titolo premiale, ovvero per gratificare i lavoratori del raggiungimento di un obiettivo aziendale. In tale ipotesi, infatti, si ritiene prevalente l’aspetto di fidelizzazione.

Con particolare riferimento all’art. 51 comma 2 lett. f) del TUIR (non concorrenza al reddito di lavoro dipendente delle opere e dei servizi aventi finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto offerti dal datore di lavoro ai dipendenti e ai familiari), rientrano in tale disposizione solo le opere e i servizi che perseguono le predette finalità, mentre non ne beneficiano le somme di denaro erogate ai dipendenti a titolo di rimborso spese, anche se documentate e impiegate per opere e servizi aventi le predette finalità.
Pertanto, si configura la fattispecie disciplinata dalla lettera f) nella sola ipotesi in cui al dipendente venga riconosciuta la possibilità di aderire o no all’offerta proposta dal datore di lavoro, senza poter pattuire altri aspetti relativi alla fruizione dell’opera e/o del servizio, fatto salvo il momento di utilizzo del benefit che potrà essere concordato con il datore di lavoro o con la struttura erogante la prestazione.

Laddove, infatti, l’opera e/o il servizio fossero predisposti dal datore di lavoro o dal terzo erogatore in ragione di specifiche esigenze del singolo lavoratore o dei suoi familiari e con le modalità da questi ultimi rappresentati, si configurerebbe un aggiramento del divieto di erogare la prestazione in denaro che, come detto, non è contemplata nell’ambito di applicazione della lettera f).

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