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Martedì, 24 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Guardiani dei trust esteri esentati dal quadro RW

Tali soggetti possiedono un mero potere dispositivo sugli investimenti situati all’estero in esecuzione di un mandato per conto dell’intestatario

/ Salvatore SANNA

Sabato, 31 ottobre 2020

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Con la risposta a interpello n. 506 pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate ha escluso l’applicazione dell’obbligo di compilazione del quadro RW per il c.d. “guardiano” (protector) di un trust estero fittiziamente interposto di un beneficiario residente in Italia. Quest’ultimo adempie ai propri obblighi di monitoraggio fiscale relativamente alle attività estere detenute tramite il trust.
Tramite il documento di prassi in commento, si esclude che il guardiano possa essere qualificato come titolare effettivo degli investimenti esteri del trust, in considerazione del fatto che non possiede un’effettiva disponibilità dei medesimi.

Secondo la disciplina sul monitoraggio fiscale, sono tenuti agli obblighi di compilazione del quadro RW anche i soggetti che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell’investimento secondo quanto previsto dall’art. 1 comma 2 lett. pp) e dall’art. 20 del DLgs. 231/2007.
Affinché scatti l’obbligo di compilare il quadro RW sarebbe sufficiente risultare titolari effettivi anche per un solo giorno durante l’intero periodo d’imposta.

In merito al caso del trust, l’art. 20 comma 4 del DLgs. 231/2007 stabilisce che in presenza di una persona giuridica privata di cui al DPR 361/2000 sono cumulativamente individuati, come titolari effettivi:
- i fondatori, ove in vita;
- i beneficiari, individuati o facilmente individuabili;
- i titolari di poteri di rappresentanza legale, direzione e amministrazione.
Inoltre, la risposta a interpello in commento richiama anche quanto previsto dall’art. 22 comma 5 del DLgs. 231/2007 (norma che però non viene menzionata dall’art. 4 del DL 167/90), per il quale possono considerarsi titolari effettivi il disponente, il trustee, i guardiani o qualsiasi altra persona fisica che esercita il controllo sui beni conferiti nel trust.

Tuttavia, si ricorda anche che la ris. Agenzia delle Entrate 29 maggio 2019 n. 53 ha chiarito come la definizione di titolarità effettiva in argomento, proveniente dalla disciplina dell’antiriciclaggio, debba essere interpretata in modo compatibile con la finalità delle norme sul monitoraggio fiscale.
Presupposto per essere tenuti alla compilazione del quadro RW è una relazione giuridica (intestazione) o di fatto (possesso o detenzione) tra il soggetto e le attività estere oggetto di dichiarazione. Di conseguenza, l’amministratore (o il direttore generale) di una fondazione (ente non commerciale) oppure il trustee di un trust non sono tenuti alla compilazione del quadro RW della propria dichiarazione annuale dei redditi con riferimento alle attività estere di proprietà della persona giuridica.

Si conferma, quindi, che risulta esclusa l’esistenza di un autonomo obbligo di monitoraggio nell’ipotesi in cui il soggetto possa esercitare – in relazione alle attività detenute all’estero – un mero potere dispositivo in esecuzione di un mandato per conto del soggetto intestatario.

Nel caso di specie, esercitando la sua funzione, il guardiano ha solo un potere di vigilare sull’operato del trustee attraverso il “preventivo ed obbligatorio consenso che il trustee è tenuto ad ottenere dal guardiano per esercitare i poteri discrezionali attribuitigli dall’atto di trust”.
Muovendo da questo presupposto, quindi, tale soggetto non può essere considerato titolare effettivo degli investimenti esteri e dunque non è tenuto alla compilazione del quadro RW in relazione ai medesimi.

Impostazione valida anche per i trust non interposti

Secondo l’Amministrazione, si verifica un caso di interposizione di persona quando dei soggetti abbiano l’effettiva disponibilità di attività finanziarie e patrimoniali “formalmente” intestate a un trust (sia esso residente che non residente).

Ogniqualvolta il trust sia un semplice schermo formale e la disponibilità dei beni che ne costituiscono il patrimonio sia da attribuire ad altri soggetti, disponenti o beneficiari del trust, lo stesso deve essere considerato come un soggetto meramente interposto e il patrimonio (nonché i redditi da questo prodotti) deve essere ricondotto ai soggetti che ne hanno l’effettiva disponibilità (cfr. circ. Agenzia delle Entrate 27 dicembre 2010 n. 61 e circ. Agenzia delle Entrate 13 settembre 2010 n. 45 (§ 1) che, per i casi in cui il trust deve essere considerato interposto, rimanda alla circ. Agenzia delle Entrate 10 ottobre 2009 n. 43).

La distinzione tra trust fittiziamente interposti e non, quindi, non sembra possa produrre effetti sull’interpretazione suggerita dall’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 506/2020.
Pertanto, anche il guardiano di un trust estero non fittiziamente interposto non risulta soggetto all’obbligo di presentazione del quadro RW, in quanto resta fermo che (ordinariamente) non possiede alcun potere dispositivo in relazione ai beni segregati nel trust.

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