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UNGDCEC: «Servono criteri uniformi per le nomine dei tribunali»

/ REDAZIONE

Giovedì, 20 ottobre 2022

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È arrivato il momento di “definire un criterio equo e paritetico in tutti gli ambienti giudiziari d’Italia, che tenga conto dei tempi dei commercialisti e della spinta necessaria verso specializzazione e aggregazione tra professionisti”. L’appello arriva dal Presidente dell’Unione giovani commercialisti, Matteo De Lise, che attraverso un comunicato stampa diffuso ieri punta il dito contro i regolamenti restrittivi adottati da alcuni tribunali per l’affidamento degli incarichi ai professionisti.

“I criteri di selezione dei professionisti da nominare nelle procedure concorsuali – spiega – appaiono sempre più spesso non caratterizzati dal giusto equilibrio e dalla giusta dose di fiducia verso il professionista incaricato. Garantire che le nomine siano ispirate dai criteri di competenza, trasparenza, meritocrazia e correttezza deontologica è un principio cardine: è fondamentale che il professionista incaricato sia indipendente, competente e specializzato”.

Alcuni tribunali impongono al curatore restrizioni per l’affidamento di incarichi ad altri professionisti, ad esempio relative al grado di conoscenza e al numero degli incarichi già ottenuti. “I regolamenti di alcuni tribunali – continua De Lise – sembrano basati sul presupposto che il professionista agisca sempre in malafede. Per questo, si impone di non nominare un professionista con il quale si condividono gli stessi locali di studio. Dovremmo chiederci se la co-abitazione sia un adeguato criterio di individuazione di un conflitto di interessi. Spesso, se si nomina un collega di studio è perché c’è un rapporto di fiducia che ci permette di portare utilità alla procedura”.

Quanto, invece, al limite degli incarichi, “siamo consapevoli – aggiunge il Presidente dell’UNGDCEC – che un criterio vada pur definito e, sicuramente, quello quantitativo appare confacente. Occorre, tuttavia, non discriminare la specializzazione attraverso l’impossibilità di nomine su procedimenti dello stesso curatore, perché è la competenza stessa il requisito imprescindibile per lo svolgimento di queste attività”.

Insomma, conclude il comunicato stampa, “combattere il fenomeno delle nomine incrociate è una necessità, ma occorre farlo attraverso anche una sana iniezione di fiducia nei confronti del professionista scelto. Serve il buon senso che attribuisca dignità alle scelte del professionista e che consenta di superare le problematiche, qualora le ragioni a supporto appaiano fondate ed equilibrate”.

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