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La prova di resistenza può scagionare dall’illecita influenza sull’assemblea

/ REDAZIONE

Giovedì, 1 dicembre 2022

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La Cassazione n. 45147/2022 ha ribadito che il reato di illecita influenza sull’assemblea (art. 2636 c.c.) è strutturato come un reato di evento, costituito dalla determinazione della maggioranza. Esso è diretto a tutelare l’interesse alla corretta formazione delle maggioranze assembleari, garantendone la formazione nel rispetto della legge e dello statuto societario.

L’illecita condotta simulatoria o fraudolenta funzionale rispetto a tale evento, quindi, deve avere provocato:
- il raggiungimento del quorum necessario per la valida adozione di una determinata delibera (quorum che, in assenza della stessa condotta illecita, non sarebbe stato raggiunto);
- l’adozione di una delibera che, in assenza della condotta illecita, non avrebbe potuto essere validamente adottata.

Il relativo accertamento implica il ricorso alla c.d. “prova di resistenza”, al fine di verificare se, sottraendo o aggiungendo, a seconda dei casi, i voti illecitamente influenzati, permanga o no il quorum necessario o, comunque, permangano le condizioni per la valida adozione della delibera.

Nel caso di specie, la fattispecie in questione veniva contesta al socio amministratore di una srl per avere ottenuto l’unanimità dei voti nell’assemblea di riduzione del capitale sociale grazie alla falsa procura di un socio ad un altro ed alla conseguente redazione di un falso verbale assembleare.

A fronte ciò, osserva la Cassazione, sarebbe stato onere dell’amministratore socio, cui era stato contestato il reato, fornire la prova di resistenza, indicando:
- la previsione dello statuto della società che avrebbe consentito di adottare validamente la delibera di riduzione del capitale sociale anche senza l’unanimità dei voti dell’assemblea;
- quale fosse la maggioranza prevista da detta previsione statutaria per l’adozione della stessa delibera;
- di quale percentuale (sufficiente) del capitale sociale egli disponesse;
- elementi in base ai quali poteva ritenersi che egli avrebbe comunque potuto validamente adottare la delibera con la percentuale del capitale sociale di cui disponeva.

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