Le modifiche alla responsabilità del Collegio sindacale nelle quotate sono inaccettabili
Gentile Redazione,
il recente DLgs. 47/2026 interviene in materia di controlli societari con un approccio che merita un’attenta e costruttiva riflessione da parte della nostra Professione.
La reintroduzione della responsabilità piena e solidale con gli amministratori per il Collegio sindacale delle società quotate rappresenta non solo una battuta d’arresto, ma un vero e proprio cortocircuito normativo che svilisce la portata innovativa, tanto attesa, della recente riforma dell’art. 2407 del codice civile.
Come “Caffè delle Idee”, riteniamo necessario sollevare tre questioni fondamentali, con l’obiettivo di arricchire il dibattito istituzionale all’interno della Professione e sottoporle all’attenzione del legislatore e del Governo.
La prima questione riguarda il cortocircuito normativo e i profili di incostituzionalità.
La scelta di inasprire la responsabilità del Collegio sindacale nelle società quotate stride in modo clamoroso con l’attuale architettura dei controlli societari.
Nelle società di capitali, e a maggior ragione nel mondo delle quotate, i sindaci operano oggi in un ecosistema presidiato da molteplici funzioni di garanzia, a partire dall’Internal audit e dagli Organismi di vigilanza.
Continuare a considerare il Collegio sindacale come il parafulmine ultimo e solidalmente responsabile di ogni patologia aziendale ignora la ripartizione effettiva dei ruoli e delle funzioni.
Ancora più grave, questa retromarcia normativa apre un evidente spazio per un profilo di incostituzionalità della stessa riforma del 2407 c.c.: cosa giustifica, infatti, una tale e sproporzionata disparità di trattamento nel regime delle responsabilità all’interno del medesimo ordinamento societario?
La seconda questione è relativa al paradosso dei compensi: obblighi del 2026, “tariffe” del 2012.
A questo vulnus giuridico si aggiunge un’asimmetria economica ed etica ormai insostenibile.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’ipertrofia normativa che ha riversato sui sindaci oneri e responsabilità sempre più stringenti e gravosi.
Dalla disciplina del Codice della crisi d’impresa fino allo stesso DLgs 47/2026, lo Stato ha trasformato i Professionisti in vere e proprie sentinelle avanzate della legalità e della tenuta economica del sistema.
È semplicemente paradossale che, a fronte di rischi professionali decuplicati e di adempimenti estesi a dismisura, i parametri per i compensi dei sindaci rimangano ancorati a quelli previsti dal DM 140/2012.
Applicare le “tariffe” (i parametri) di quattordici anni fa agli obblighi e ai rischi del 2026 è una mortificazione della dignità del nostro lavoro che non può più essere tollerata.
Per questo motivo, prendiamo atto con favore del recente emendamento approvato in Commissione Giustizia della Camera, nell’ambito della riforma della disciplina dell’ordinamento della nostra Professione, che prevede l’aggiornamento dei parametri a opera del Ministero della Giustizia su proposta del Consiglio nazionale per renderli proporzionati alla quantità e qualità del lavoro. Confidiamo che questo atteso adeguamento possa realisticamente superare gli obsoleti parametri del 2012 per allineare finalmente i compensi agli obblighi e ai rischi attuali.
Come terza questione, presentiamo la nostra proposta: il controllo come “bene di interesse generale”.
Di fronte a questo scenario, il “Caffè delle Idee” desidera offrire il proprio contributo proponendo soluzioni concrete.
L’attività di controllo svolta dal Collegio sindacale non è un mero servizio reso ai soci della singola impresa, ma rappresenta una prestazione di interesse generale.
I sindaci tutelano il mercato, i creditori, i lavoratori e l’Erario stesso, garantendo la trasparenza e la stabilità del sistema economico nazionale.
Se il controllo è un presidio di interesse pubblico, il suo costo non può gravare esclusivamente sui bilanci delle singole imprese.
Riprendiamo e rilanciamo con forza una proposta che oggi, alla luce dei nuovi e gravosi obblighi imposti, diventa un imperativo categorico: una parte del compenso spettante agli organi di controllo deve essere assorbita dalla fiscalità generale, attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta per le società che sostengono tale onere.
Siamo convinti che una Professione consapevole del proprio ruolo fondamentale debba farsi promotrice di un quadro normativo sempre più equilibrato e coerente.
È il momento di rivendicare con coraggio normativo il valore del nostro lavoro: pretendendo coerenza nel quadro delle responsabilità, adeguamento dei compensi alla realtà odierna e il riconoscimento del nostro ruolo di garanti del mercato.
Il “Caffè delle Idee” intende collaborare attivamente affinché queste proposte possano arricchire l’agenda politica, a beneficio di tutta la nostra Professione e del Paese.
Gerardo Longobardi
Presidente del Caffè delle idee
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