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Domenica, 25 settembre 2022

FISCO

I 30 giorni per definire l’avviso bonario decorrono dalla seconda comunicazione

È finalmente giunto il doveroso cambio di rotta della Cassazione

/ Alfio CISSELLO

Venerdì, 23 settembre 2022

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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27817 depositata ieri, attua un importante cambio di rotta rispetto al pregresso orientamento in tema di computo del termine dei 30 giorni per la definizione degli avvisi bonari.
Nello specifico, per quanto possa sembrare ovvio, viene sancito come i 30 giorni decorrano o dalla ricezione della comunicazione bonaria oppure dai trenta giorni successivi alla risposta resa dall’ufficio al contribuente, che, solo in via eventuale, contiene la rideterminazione delle somme.

L’art. 36-bis comma 3 del DPR 600/73 (ma lo stesso vale per l’art. 54-bis in tema di IVA) sancisce che quando dai controlli automatici emerge un risultato diverso rispetto a quello della dichiarazione, l’esito è comunicato al contribuente. Poi, si prevede che, “qualora a seguito della comunicazione il contribuente o il sostituto di imposta rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all’Amministrazione finanziaria entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione”.

Dal canto suo, l’art. 2 comma 2 del DLgs. 462/97 stabilisce che il ruolo non viene formato se gli importi sono pagati “entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, prevista dai commi 3 dei predetti articoli 36-bis e 54-bis, ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute”.
Sembrerebbe scontato affermare come i 30 giorni, in caso di richiesta di archiviazione della pratica ad opera del contribuente, decorrano dalla risposta dell’Ufficio, a prescindere dal fatto che mediante essa le doglianze del contribuente vengano respinte oppure accolte.

Non è però così.
Sia la prassi (ris. Agenzia delle Entrate 16 dicembre 2021 n. 72) sia la giurisprudenza (Cass. 14 novembre 2019 n. 29650) hanno specificato che, in caso di contraddittorio, i 30 giorni decorrono dalla seconda comunicazione delle Entrate solo se le doglianze del contribuente vengono accolte, in pedissequa letterale applicazione del riportato art. 2 comma 2.
Ipotizziamo che il 1° marzo il contribuente riceva la comunicazione bonaria scaturita, come nel caso oggetto della sentenza di ieri, da un errore nella riduzione della sanzione per il ravvedimento dell’IVA periodica.

Egli il 20 marzo fa presente l’errore e si dichiara disposto a pagare la differenza di sanzione, non di certo l’IVA richiesta con il bonario ma già pagata per effetto del ravvedimento operoso.
Se l’ufficio risponde tempestivamente, bene. Se risponde spirati i 30 giorni, male.
Invece, se risponde spirati i 30 giorni per le casse dell’Erario potrebbe andare doppiamente bene, in quanto se si adotta la tesi indicata si perde il diritto alla riduzione delle sanzioni.

La Cassazione, con la sentenza di ieri, ha enunciato il seguente principio: “Nelle ipotesi di omesso versamento o versamento parziale dei tributi, la riduzione ad un terzo delle sanzioni dovute, prevista dall’art. 2, comma 2, del DLgs. n. 462 del 1997 va applicata qualora il contribuente abbia provveduto al pagamento dei tributi, degli interessi e delle sanzioni, così ridotte, entro trenta giorni dalla comunicazione d’irregolarità prevista dall’art. 36-bis, comma 3, DPR 29 settembre 1973, n. 600, e dall’art. 54-bis, comma 3, DPR 26 ottobre 1972, n. 633, ovvero, qualora il contribuente abbia fornito chiarimenti all’amministrazione finanziaria, entro i successivi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione definitiva, eventualmente contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente. Solo decorsi inutilmente questi ulteriori trenta giorni la norma prevede l’iscrizione a ruolo e/o l’emissione della cartella per i tributi non pagati, gli interessi e le sanzioni irrogate con aliquota piena”.

Prassi in senso opposto

Sebbene di ciò la sentenza non parli espressamente, a nulla rileva che il contribuente abbia presentato la richiesta di archiviazione a ridosso della scadenza dei trenta giorni (nel caso esaminato nella sentenza, la richiesta era stata depositata proprio a ridosso della scadenza).

In conclusione, se la richiesta di riesame del contribuente viene presentata entro trenta giorni dall’avviso bonario:
- se la richiesta è accolta, non emergono problemi;
- se la richiesta è accolta solo in parte oppure non è accolta, si può definire computando i 30 giorni dalla seconda comunicazione.

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