Il PVC notificato all’amministratore giudiziario può rendere annullabile l’accertamento
Necessaria la notifica al rappresentante legale
L’ordinanza n. 1868 del 27 gennaio 2026 della Corte di cassazione affronta la questione relativa alla corretta applicazione dei principi relativi alla motivazione dell’avviso di accertamento quando questo richiama per relationem un altro atto, in particolare il processo verbale di constatazione (PVC). Nello specifico ci si riferisce ai casi in cui l’atto richiamato non sia stato effettivamente portato a conoscenza del legale rappresentante della società o dei soci, come avvenuto nel caso esaminato.
L’art. 42 comma 2 del DPR 600/73 stabilisce che l’avviso di accertamento deve indicare gli elementi essenziali della pretesa tributaria e, se richiama un altro atto, è necessario che il contribuente ne abbia avuto conoscenza o che l’avviso stesso riporti i contenuti essenziali del documento richiamato.
In parallelo, l’art. 7 comma 1 seconda parte della L. 212/2000 sancisce il diritto del contribuente a conoscere gli atti su cui la motivazione si fonda, a garanzia di un corretto contraddittorio e della possibilità di difendersi in modo adeguato.
Nel caso concreto, i ricorrenti contestavano un avviso di accertamento che faceva espresso riferimento a un PVC conclusivo della verifica fiscale. Tuttavia, tale PVC non era stato consegnato al legale rappresentante della società né ai soci, ma all’amministratore giudiziario. La Corte di merito aveva ritenuto sufficiente il richiamo per relationem, basandosi su precedenti giurisprudenziali secondo cui non è necessaria l’allegazione all’avviso se il PVC è già noto al contribuente.
La Cassazione, tuttavia, ha sottolineato che questo principio non può applicarsi automaticamente quando il contribuente contesta la conoscenza dell’atto. La nomina di un amministratore giudiziario non determina, di per sé, la decadenza dell’organo amministrativo, e quindi la consegna del PVC a un soggetto diverso dal legale rappresentante non può sostituire la necessaria conoscenza dell’atto da parte della società e, indirettamente, dei soci.
La Suprema Corte ha rilevato come sia necessario che il giudice compia una verifica sull’effettiva titolarità dei poteri di rappresentanza di chi ha ricevuto il PVC e sulla possibile decadenza dell’organo amministrativo in seguito alla nomina dell’amministratore giudiziario. Di conseguenza il giudice deve accertare la reale conoscenza dell’atto da parte del contribuente o la sua agevole reperibilità con ordinaria diligenza, come richiesto dalla più recente giurisprudenza di legittimità.
Allo stesso modo, è necessario verificare se l’avviso di accertamento riproduca i contenuti essenziali del PVC, condizione necessaria affinché il richiamo per relationem possa ritenersi valido ai sensi dell’art. 42 comma 2 del DPR 600/73.
La pronuncia della Corte ribadisce quindi un principio fondamentale: il richiamo per relationem in un avviso di accertamento è ammissibile solo se l’atto richiamato è stato effettivamente conosciuto dal legale rappresentante della società o se l’avviso stesso ne riporta i contenuti essenziali.
La decisione mette in evidenza l’importanza di garantire il diritto di difesa del contribuente anche nei casi in cui la procedura di controllo coinvolge soggetti terzi, come l’amministratore giudiziario, confermando che la trasparenza nella notifica degli atti e la correttezza procedurale rappresentano requisiti imprescindibili per la legittimità dell’azione dell’amministrazione finanziaria.
In definitiva, la Corte di Cassazione conferma così la centralità della conoscenza effettiva degli atti richiamati al fine di consentire al contribuente il pieno esercizio del diritto di difesa.
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