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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Continuazione dell’attività anche dopo la liquidazione giudiziale

La cancellazione della società è esclusa se risulta possibile la prosecuzione dell’impresa

/ Antonio NICOTRA

Martedì, 27 ottobre 2020

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Tra le numerose novità contenute nello schema di DLgs. correttivo del DLgs. 14/2019, approvato in via definitiva ed in vigore dal 1° settembre 2021, si registrano alcune modifiche relative alla procedura di liquidazione giudiziale.
Oltre le correzioni ed integrazioni della disciplina sulle azioni revocatorie e d’inefficacia (si veda “Nuovi limiti temporali delle azioni revocatorie” del 17 febbraio 2020), viene in rilievo, in primo luogo, l’inserimento nell’art. 200 del DLgs. 14/2019 della previsione secondo la quale la comunicazione del curatore, rivolta ai creditori o ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del debitore compresi nella liquidazione giudiziale, oltre le informazioni necessarie e utili per la presentazione della domanda di ammissione al passivo, deve contenere anche l’avvertimento della possibilità di chiedere l’assegnazione delle somme non riscosse dagli aventi diritto e i relativi interessi ai sensi dell’art. 232 comma 4 del DLgs. 14/2019 (comma 1 lett. d).

Tale facoltà, in verità, è già prevista dalla vigente legge fallimentare, ma dalla prassi emerge come il numero dei creditori che se ne avvalgono sia rimasto esiguo, anche in ragione della scarsa conoscenza dell’istituto. Per ovviare a tale esigenza, il legislatore del correttivo, quindi, ha stabilito che sia fatta menzione di tale facoltà nell’avviso da parte del curatore (favorendone, in questo, la conoscenza ed il suo impiego).

La previsione normativa accresce la possibilità per i creditori di ottenere il soddisfacimento dei loro crediti e privilegia quanti vigilano sull’andamento della procedura, rispetto a chi, invece, se ne disinteressa.
L’art. 205 del DLgs. 14/2019, nel nuovo comma 2, prevede che la comunicazione del curatore sull’esito del procedimento di accertamento del passivo ai creditori contenga anche la sintetica esposizione delle concrete prospettive di soddisfacimento dei creditori concorsuali. Tale informazione risponde all’esigenza di disincentivare la proposizione di impugnazioni dello stato passivo – che incidono negativamente sui tempi e sui costi della procedura – quando è evidente che, anche in caso di accoglimento del gravame, l’attivo derivante dalla liquidazione non consentirebbe un utile riparto a favore di determinate categorie di creditori.

Le modifiche interessano anche l’art. 211, che disciplina l’esercizio dell’impresa da parte del curatore, e si traducono nell’eliminazione della previsione secondo la quale il tribunale deve autorizzare la prosecuzione dell’attività quando la sua interruzione potrebbe cagionare un grave danno. Come evidenziato nella Relazione illustrativa, considerato che, a differenza del sistema vigente di cui al RD 267/42, la prosecuzione dell’esercizio dell’impresa soggetta a liquidazione giudiziale non costituisce più un’eccezione, ma rappresenta la regola, l’unico parametro al quale rapportare la decisione di autorizzare la prosecuzione dell’attività o di farla cessare è costituito dall’interesse del ceto creditorio a conseguire il miglior soddisfacimento dei crediti vantati. Il tribunale, quindi, dovrà autorizzare la prosecuzione in tutti i casi in cui non vi siano elementi concreti per far ritenere che da essa derivi un pregiudizio per creditori.

Ulteriori novità si registrano con riferimento alle modalità di liquidazione, attraverso la riscrittura dell’art. 216 del DLgs. 14/2019 (si veda “Dubbi sul termine di liberazione dell’immobile del fallito” del 20 febbraio 2020). 
Lo schema di decreto correttivo interviene anche sull’art. 234 del DLgs. 14/2019, che regola la prosecuzione dei giudizi e dei procedimenti esecutivi dopo la chiusura della liquidazione giudiziale. Nella versione originaria della norma era previsto che, entro 10 giorni dal deposito del decreto di archiviazione, il curatore chiedesse la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

Non veniva regolata, invece, l’eventualità che la procedura si concludesse con il pagamento integrale dei creditori e delle spese da soddisfare in prededuzione; in tali ipotesi, in verità, non sussistono ragioni per disporre la cancellazione della società dal Registro delle imprese, che dovrebbe essere prevista solo se necessaria e non, invece, quando sia astrattamente possibile la prosecuzione dell’attività sociale.

Convocazione e delibera dell’assemblea dei soci

Se i creditori ammessi al passivo sono stati integralmente soddisfatti, così come le prededuzioni riconosciute o accertate, non vi è ragione di procedere necessariamente con l’estinzione della società.

La norma è stata, quindi, integrata dallo schema di decreto correttivo con la previsione secondo la quale, “quando le ripartizioni ai creditori raggiungono l’intero ammontare dei crediti ammessi, o questi sono in altro modo estinti e sono pagati tutti i debiti e le spese da soddisfare in prededuzione” il curatore procede a norma dell’art. 233 comma 2, primo periodo, del DLgs. 14/2019, convocando l’assemblea dei soci per le deliberazioni necessarie.

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