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Sabato, 19 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Dobbiamo far sì che le nostre competenze e il nostro ruolo vengano adeguatamente considerati

Mercoledì, 12 agosto 2020

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Gentile Redazione,
anche questa volta la classe politica, o almeno una parte di essa, ci ha dimostrato di rappresentare degnamente i propri elettori.
Come sempre più spesso capita nel nostro Paese, i cinque o sei parlamentari, portatori “insani” del contributo da 600 euro, chiusi in un angolo da una mediaticità dilagante che deve riempire le pagine dei giornali, hanno pensato bene di giocare a uno sport molto amato nel nostro amato Stivale non solo dai politici, ma da molti di noi: lo scaricabarile.

Invece di assumersi le responsabilità di aver usufruito, probabilmente anche in maniera legale, di una norma evidentemente piena di buchi, e quindi idonea a produrre esiti eticamente inaccettabili, hanno scelto di mettere la testa nella sabbia, alzando al contempo ponziopilatescamente le proprie pulitissime mani.
E se qualche genio ha tirato in ballo la fidanzata, rea di fare le prove con la partita IVA dell’ignaro consigliere regionale, i più hanno scaricato su di noi le proprie colpe: i famigerati commercialisti che, in luogo di occuparsi solo di quello che verrebbe loro richiesto da una normativa barocca e farraginosa, sembrano al contempo volersi ergere a novelli Robin Hood per restituire almeno parte del maltolto a inconsapevoli contribuenti bisognosi (sic!) al fine di ripristinare la giustizia.

Cari colleghi, facciamoci una vita, guardiamo oltre le nostre scrivanie, pensiamo che, dopo aver finito le dichiarazioni i cui versamenti anche se fossero oggi rinviati non alleggerirebbero più il nostro lavoro, invece di compilare richieste di contributo ignote ai più, esistono le spiagge, le vacanze, un libro che non sia sempre e solo un codice tributario...
Intanto a difendere la nostra credibilità che, quando non si sa più a che santo votarsi qualcuno pensa bene di infangare gratuitamente, ci sarà sicuramente il nostro Consiglio nazionale, che sarà certamente pronto a stigmatizzare comportamenti puerili di chi si ricorda di noi solo quando a noi non serve, e che pensa bene di tirarci in ballo come ridicoli capri espiatori.

Una levata di scudi non peggiorerà certo i nostri inesistenti rapporti con la politica, ma servirà – almeno nelle nostre Province – a fare sentire un po’ di vicinanza a tutti quei colleghi, e sono tanti, che in questo lockdown non hanno fatto mancare il loro supporto ai propri clienti – e quindi indirettamente allo Stato – senza ricevere neanche un minimo rinvio dei versamenti d’imposta per riuscire a portare a termine il proprio lavoro in maniera decorosa, rispettando senza alcun costo sociale un ruolo che abbiamo di fatto ma che non sempre ci viene riconosciuto di diritto.

Non so se serva uno sciopero che, probabilmente, non saremo capaci di fare perché non avvezzi a tali manifestazioni di piazza, ma sono certo che serva una puntuale attività di lobbying che faccia sì che le nostre competenze, il nostro ruolo e, perché no, il nostro numero (120.000 voti oltre a famigliari, collaboratori e dipendenti) vengano adeguatamente considerati a livello nazionale come spesso capita localmente.


Luca Asvisio
Presidente ODCEC Torino

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