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Il socio deve dichiarare gli importi percepiti dalla società di capitali partecipata

/ REDAZIONE

Sabato, 22 ottobre 2022

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La Cassazione, nella sentenza n. 39766/2022, ha stabilito che integra il reato di dichiarazione infedele (art. 4 del DLgs. 74/2000) il socio di una società di capitali (nella specie, socio di maggioranza assoluta e amministratore unico della stessa) che non dichiari tra i propri redditi somme ricevute dalla società non riconducibili a restituzione di finanziamenti soci (non assoggettabili a tassazione) o a distribuzione di dividendi (assoggettabili solo percentualmente a tassazione).

Quanto ai primi, infatti, la qualificazione dipende dalla volontà negoziale delle parti che, anche in assenza di una manifestazione espressa, può essere verificata tramite il bilancio, che deve considerarsi determinante in ragione della sua soggezione ad approvazione dei soci.
La distribuzione di utili, invece, deve essere preceduta da una delibera di approvazione del bilancio, dal quale risulti la loro sussistenza, e dalla decisione dei soci di ripartirli anziché destinarli a riserva.
Nella specie, tuttavia, la mancanza di contabilità rendeva impossibile la qualificazione delle somme ricevute nei termini sopra riportati.

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