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Sabato, 30 maggio 2026 - Aggiornato alle 6.00

ECONOMIA & SOCIETÀ

Tassi in calo per la speranza di un accordo tra Usa e Iran

Con i segnali di inflazione ostinatamente elevata, più probabile un rialzo dei tassi Bce alla riunione dell’11 giugno

/ Stefano PIGNATELLI

Sabato, 30 maggio 2026

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Usa e Iran potrebbero aver raggiunto un’intesa per estendere il cessate il fuoco e revocare le restrizioni al traffico nello Stretto di Hormuz. Per i contratti derivati sul petrolio il calo settimanale è il più ampio da quasi due mesi. Il futures sul Brent giugno viaggia a 88 dollari da area 100 di una settimana fa. Le borse sono positive, sostenute anche dalle trimestrali del settore tech.

I tassi sono scesi in settimana mediamente di 10 centesimi sia sul breve sia sul lungo termine.
Il Bund 10 anni è al 2,95% dal 3,06% di venerdì scorso, il Bond Usa 10 anni al 4,45% dal 4,57%. Il prevalere di speranze su un accordo di pace consente ai Btp di performare meglio dei Bund: il 10 anni italiano è al 3,65% dal 3,87%, lo spread scende a 71 bps da 81. I tassi interbancari a medio termine (tassi Irs) scendono al 2,99% dal 3,10% sulla scadenza 10 anni. La curva Irs sul tratto 2-5 anni è quasi piatta tra il 2,73% del 2 anni al 2,78% del 5 anni (segui tassi e valute su www.aritma.eu).

Per quanto riguarda la politica monetaria di Francoforte, i livelli attuali su tassi Future Euribor e sugli Ois prospettici indicano un aumento del depo dal 2% attuale al 2,50% per fine anno, ma stanno riducendo le probabilità che possa esserci un terzo rialzo entro dicembre/marzo al 2,75%.

La scelta della Banca centrale europea di lasciare i tassi invariati il mese scorso è stata, per alcuni consiglieri, una decisione tutt’altro che scontata. I segnali di inflazione ostinatamente elevata – si legge nei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria – rendono difficile trascurare l’urto legato all’energia. Diversi consiglieri hanno osservato che la decisione è stata sul filo e che non si sarebbero opposti a un rialzo dei tassi già nella riunione del 30 aprile se tale opzione fosse stata presa in considerazione.
Ciò rende più probabile un rialzo dei tassi Bce alla riunione dell’11 giugno, nonostante le caute parole a tal proposito di Lagarde nei giorni scorsi e nonostante le prospettive deboli di crescita recentemente certificate dagli indici Pmi (direttori acquisti).

L’inflazione della zona euro è balzata al tasso annuo del 3% il mese scorso e la stima di maggio, in calendario martedì prossimo, dovrebbe mostrare un aumento ancora più marcato: ciò corrobora l’idea che la Bce possa alzare subito anche in caso di accordo Usa-Iran. Il rialzo sarebbe soprattutto dimostrativo e con l’intento di bloccare le aspettative di inflazione: per ora, anche per via della debolezza del mercato del lavoro, non si registrano effetti di secondo livello; inoltre su aumenti della cpi lato offerta, come l’attuale, il rialzo dei tassi ha scarso effetto.

I livelli su molti asset, con parecchi indici azionari ai massimi, rispecchiano ottimismo sulla soluzione definitiva del conflitto. Questo induce a ritenere che un mancato accordo con ripresa delle ostilità sarebbe una cocente delusione con conseguente storno significativo delle borse, rialzo dei rendimenti e dollaro in rafforzamento.

Prima di vedere un rientro dell’inflazione potrebbero passare 3-4 mesi

Viceversa un accordo imminente che sembrerebbe alla portata, ma il condizionale è d’obbligo, potrebbe avere effetti limitati soprattutto se fosse un accordo al ribasso (poche soluzioni definitive). Inoltre, prima di tornare alla normalità e vedere un rientro dell’inflazione, potrebbero passare 3-4 mesi. Dunque ipotizzare un ribasso significativo dei tassi nel breve termine (con la Bce che inoltre potrebbe alzare) in virtù di un accordo Usa-Iran appare forse troppo ottimistico.

Invece quello che ipotizziamo è che la fine del conflitto e soprattutto l’apertura dello Stretto di Hormuz potrebbero far riemergere le tematiche deflattive che erano presenti prima del conflitto e cioè quelle relative all’IA (aumento produttività, aumento disoccupazione) e quelle relative alla Cina (costi bassi dei beni): queste ultime non hanno avuto ripercussioni in quanto gli effetti sono stati annullati dai dazi imposti dagli Usa.

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