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Lunedì, 20 maggio 2019 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Fuori dal regime IVA speciale la mera rivendita di prodotti agricoli di terzi

/ Corinna COSENTINO

Sabato, 18 maggio 2019

Lo speciale regime IVA riservato ai soggetti che operano nel settore dell’agricoltura si applica alle cessioni di beni provenienti dal fondo, dal bosco o dall’allevamento del produttore agricolo, nonché ai beni per la cui produzione siano stati utilizzati prodotti acquistati presso terzi, a condizione, però, che questi siano stati impiegati in misura non superiore rispetto a quelli del produttore medesimo. Un caso tipico, richiamato più volte dall’Amministrazione finanziaria, è quello riguardante la cessione di vino da parte di imprese che utilizzano, nel processo produttivo, vini da taglio acquistati presso altri produttori (cfr. circ. n. 44/2002). Ciò non implica, tuttavia, che anche la mera commercializzazione di prodotti agricoli di terzi da parte del produttore possa beneficiare del regime IVA speciale per il solo fatto che sia rispettato il requisito della prevalenza dei beni di produzione propria.

Ai sensi dell’art. 34 del DPR 633/72, i produttori agricoli possono determinare in modo forfetario la detrazione dell’imposta relativa alle cessioni di prodotti di cui alla Tabella A, Parte I, allegata al medesimo DPR 633/72. In particolare, ai sensi dell’art. 34 comma 2 lett. a), si considerano produttori agricoli i soggetti che esercitano le attività indicate dall’art. 2135 c.c., vale a dire:
- la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l’allevamento di animali (intendendosi per tali le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine);
- le attività connesse alle prime, le quali comprendono, ai sensi dell’art. 2135, comma 3, c.c., le attività di manipolazione, conservazione, trasformazione, di commercializzazione e valorizzazione di beni ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo, del bosco o dall’allevamento, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata.

Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con circ. n. 44/2002 (§ 3.2), ai fini dell’applicazione del regime IVA speciale, tali attività devono essere “strumentali e complementari”, ossia “svolte parallelamente e funzionalmente all’attività agricola principale di produzione dei prodotti agricoli, in modo da costituirne la naturale integrazione”. Pertanto, nel caso in cui l’imprenditore agricolo, pur nel rispetto del requisito della prevalenza, si limiti a commercializzare, parallelamente ai beni di propria produzione, altri prodotti agricoli acquistati presso terzi, non è ravvisabile il legame di accessorietà e strumentalità rispetto all’attività propriamente agricola.

È necessario che la commercializzazione abbia una funzione accessoria

Infatti, nonostante l’art. 2135 c.c. contempli fra le “attività connesse” anche quella di “commercializzazione”, è necessario che quest’ultima, ai fini dell’applicazione del regime IVA speciale, abbia una funzione accessoria e strumentale all’attività agricola principale.
In mancanza della connessione con l’attività agricola, dovrebbe applicarsi il regime della c.d. “impresa mista”, che impone di annotare distintamente nei registri, e di indicare separatamente in sede di dichiarazione annuale, le operazioni occasionali diverse da quelle soggette al regime speciale, determinando in modo analitico l’IVA dovuta.

Ulteriori chiarimenti sono stati forniti, successivamente, con la circolare n. 44/2004. In tale occasione, l’Amministrazione finanziaria ha specificato che il regime speciale IVA di cui all’art. 34 del DPR 633/72 può applicarsi alle cessioni di beni acquistati presso terzi a condizione che questi, oltre a non risultare prevalenti rispetto ai beni provenienti dal fondo, dal bosco o dall’allevamento (sulla base di un confronto di tipo quantitativo), siano stati sottoposti a un processo di manipolazione o trasformazione da parte dell’imprenditore agricolo, e appartengano al medesimo comparto produttivo di quelli di produzione propria (secondo quanto indicato nella circolare citata, dovrebbe farsi riferimento ai comparti dell’allevamento, dell’ortofrutta, della viticoltura e della floricoltura). Resta fermo che deve trattarsi di prodotti agricoli di cui alla Tabella A, Parte I, allegata al DPR 633/72.

Tra gli esempi riportati dall’Amministrazione finanziaria vi sono: l’acquisto di latte presso terzi volto a produrre formaggio della stessa qualità di quello di propria produzione; l’acquisto di ciliegie da terzi per produrre marmellata di ciliegie parallelamente alla produzione di marmellata di fragole con prodotti propri; la rivendita di carote da parte del produttore di radicchio che, dopo l’acquisto, provvede anche a pulirle e confezionarle.
Il regime IVA speciale di cui all’art. 34 del DPR 633/72, invece, non potrà trovare applicazione per le cessioni di beni acquistati presso terzi e rivenduti allo stato originario.

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