X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Martedì, 16 luglio 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Nell’autoriciclaggio «selezionate» le condotte punibili

/ REDAZIONE

Martedì, 25 giugno 2019

La Cassazione, nella sentenza n. 27719/2019, ha ribadito che la fattispecie di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) si caratterizza, rispetto a quella di riciclaggio (art. 648-bis c.p.), per la significativa selezione delle condotte punibili.

Per un verso, infatti, la nuova disposizione non contiene il riferimento – finale e, per così dire, onnicomprensivo – alle “altre operazioni” idonee ad ostacolare la provenienza delittuosa dei beni oggetto delle operazioni stesse, che assumono autonomo rilievo penale, nell’art. 648-bis c.p., accanto alle condotte di sostituzione e di trasferimento.

Per altro verso, le condotte di impiego, sostituzione o trasferimento dei beni di provenienza delittuosa, compiute dall’autore del reato presupposto, assumono rilevanza penale, ai sensi del nuovo art. 648-ter.1 c.p., solo se poste in essere in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, e solo se in grado di ostacolare la provenienza delittuosa dei beni stessi: requisito, quest’ultimo, che, rispetto al riciclaggio, presenta connotazioni rafforzate dall’avverbio “concretamente”.

L’espressione “in attività economiche” allude necessariamente a condotte di lecito-vestizione riguardate non in sé stesse o solo nei loro potenziali effetti dissimulatori, come nell’art. 648-bis c.p., ma alla luce del contesto di realizzazione; così da escludere rilevanza a ogni fatto che, pur presentando una valenza economica, non sia compiuto – appunto – in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative.

Del resto, è stata esclusa la configurabilità del reato nel versamento della somma, costituente profitto di un furto, su conto corrente o su carta di credito prepagata intestati allo stesso autore del reato presupposto, proprio perché tale deposito non può considerarsi, secondo le indicazioni rispettivamente fornite dall’art. 2082 c.c. e dall’art. 106 del TUB, come attività “economica” o “finanziaria” (oltre a non costituire comunque, a mente dell’art. 648-ter.1 c.p., attività idonea ad occultare la provenienza delittuosa del denaro oggetto di profitto; cfr. Cass n. 33074/2016).

TORNA SU