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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Proroga biennale dei termini anche per gli enti locali

Dovrebbero rimanere fuori gli Agenti della riscossione

/ Alfio CISSELLO

Mercoledì, 25 marzo 2020

L’art. 67 del DL 18/2020 rinvia, in modo espresso ma circoscritto ai termini di prescrizione e decadenza facenti capo all’attività degli uffici degli enti impositori, all’art. 12 del DLgs. 159/2015.

Ciò significa che qualsiasi termine, prescrizionale o decadenziale, riferito all’attività di accertamento, liquidazione e riscossione che scade quest’anno non slitta, tecnicamente, di due anni, ma automaticamente al 31 dicembre 2022.
Per fare l’esempio più semplice, il termine di accertamento dei modelli REDDITI, IVA, 770 e IRAP 2016 (anno d’imposta 2015), in scadenza a fine anno, slitta al 31 dicembre 2022.
Ipotizziamo invece che quest’anno, magari a luglio, decadano i termini per notificare l’avviso di liquidazione per il recupero delle agevolazioni prima casa. In automatico, questi termini non slittano a luglio 2022, ma al 31 dicembre 2022.

Facciamo ancora l’esempio degli accertamenti di valore ai fini del registro, soggetti a decadenza biennale ex art. 76 del TUR. In questo caso, il termine è più che raddoppiato.
Del pari, tutte le violazioni tributarie che, ex art. 20 del DLgs. 472/97, scadono quest’anno, sono postergate a fine 2022. Così, scadrà a fine 2022 e non a fine 2020 il termine per contestare la omessa o irregolare compilazione del modulo RW presentato unitamente al modello UNICO 2015.

Ma la proroga non riguarda solo l’Agenzia delle Entrate, ma qualsiasi ente impositore.
Vengono subito in mente gli Enti locali.
L’avviso di accertamento va notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato o la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (art. 1 comma 161 della L. 296/2006).

Ecco che gli eventuali omessi/tardivi versamenti IMU 2015, che scadono a fine anno, slittano al 31 dicembre 2022.
Secondo l’interpretazione da noi accolta, la proroga non opera per tutti i termini, decadenziali o prescrizionali, che fanno capo agli Agenti della riscossione (Agenzia delle Entrate-Riscossione, Riscossione Sicilia SPA)  o ai concessionari locali.

Il rinvio dell’art. 67, come più volte fatto presente, è rivolto in modo inequivocabile agli “uffici degli enti impositori”, quindi sono automaticamente esclusi gli esattori. La formulazione, in questo modo, della norma di rinvio fa sì che perda di rilievo il fatto che l’art. 12 (norma rinviata) comprenda anche gli Agenti della riscossione.

Se non ci fosse stato un rinvio così formulato, allora di certo anche gli esattori avrebbero potuto beneficiare della proroga; tuttavia, il legislatore ha ritenuto di escluderli.
Dunque, tutti i termini di prescrizione che cadono quest’anno, successivi alla cartella di pagamento, all’accertamento esecutivo oppure ad altro atto, non vengono prorogati.
Indubbiamente, la notifica della cartella di pagamento è attività dell’Agente della riscossione, dunque nemmeno questa pare soggetta alla proroga.

Proroga per ogni ente impositore

Sono invece soggette a proroga, condividendo la ricostruzione proposta, tutte le attività di riscossione (soggette a prescrizione o decadenza, a seconda della disciplina di riferimento) svolte in proprio dagli enti impositori. Slitta a fine 2022, quindi, il termine di notifica dell’ingiunzione fiscale che scade a fine 2020 (art. 1 comma 163 della L. 296/2006), nella misura in cui come detto sia l’ente locale a gestire in proprio la riscossione.

Lo stesso dicasi, per fare un ulteriore esempio, per le Camere di commercio. Se esse accertano e/o riscuotono il diritto camerale in proprio, beneficiano della proroga, essendo a tutti gli effetti enti impositori.

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