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Lunedì, 30 marzo 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Istruzioni a REDDITI SP e PF in corto circuito sulle svalutazioni crediti

Per un difetto di coordinamento, l’importo indeducibile delle svalutazioni appare indicabile in due distinti righi

/ Luca FORNERO

Giovedì, 26 marzo 2020

Per i soggetti diversi da intermediari finanziari e imprese di assicurazione, le svalutazioni dei crediti risultanti in bilancio e gli accantonamenti per rischi su crediti sono deducibili, in ciascun periodo d’imposta, nel limite dello 0,5% del valore nominale o di acquisizione (valore di prima iscrizione, in caso di applicazione del principio di derivazione rafforzata) dei crediti stessi.
La deduzione non è più ammessa quando l’ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti ha raggiunto il 5% del valore nominale o di acquisizione (valore di prima iscrizione, in caso di applicazione del principio di derivazione rafforzata) dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell’esercizio (art. 106 comma 1 del TUIR).

Se in un esercizio l’ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti dedotti eccede il 5% del valore nominale o di acquisizione (valore di prima iscrizione, in caso di applicazione del principio di derivazione rafforzata) dei crediti, l’eccedenza concorre a formare il reddito dell’esercizio stesso (art. 106 comma 2 del TUIR).

Ciò posto, laddove la svalutazione contabilizzata a Conto economico ecceda la soglia di deducibilità fiscale, nel quadro RF del modello REDDITI occorre apportare una variazione in aumento di importo pari all’eccedenza.
A tal fine, le società di capitali, gli enti commerciali e i soggetti assimilati devono utilizzare il rigo “residuale” RF31 (“Altre variazioni in aumento”), indicando il codice 41. Non è, invece, possibile utilizzare la colonna 2 (“art. 106”) del rigo RF25 (“Svalutazioni e accantonamenti non deducibili in tutto o in parte”), destinata agli intermediari finanziari e alle imprese di assicurazione che deducono svalutazioni e perdite su crediti a norma dell’art. 106 comma 3 del TUIR.

Per quanto riguarda le società di persone e le imprese individuali, atteso che intermediari finanziari e assicurazioni non possono, di regola, rivestire tale forma giuridica, fino allo scorso anno le svalutazioni crediti eccedenti il plafond di deducibilità erano indicate nella colonna 2 del rigo RF25. Le istruzioni alla compilazione dei modelli REDDITI SP e PF disponevano, infatti, che in tale colonna doveva essere riportata “l’eccedenza delle svalutazioni dei crediti e degli accantonamenti per rischi su crediti rispetto all’importo deducibile ai sensi dell’art. 106 del TUIR”.

Quest’anno, le istruzioni ai modelli REDDITI SP e PF sono state allineate a quelle del modello REDDITI SC, tramite l’istituzione del codice 41 (assente fino ai modelli REDDITI SP e PF 2019), al fine di consentire, anche a società di persone e imprenditori individuali, l’indicazione dell’ammontare indeducibile delle svalutazioni dei crediti nel rigo “residuale” RF31.

Il profilo critico concerne il mancato aggiornamento delle istruzioni al rigo RF25, colonna 2, nella quale continua a essere prevista l’indicazione dell’eccedenza “delle svalutazioni dei crediti e degli accantonamenti per rischi su crediti rispetto all’importo deducibile ai sensi dell’art. 106 del TUIR”.

Per quanto sopra, sembra che società di persone e imprenditori individuali possano indicare la variazione in aumento relativa alla suddetta eccedenza, in alternativa:
- nel rigo “residuale” RF31 con codice 41;
- nel rigo RF25, colonna 2.

Necessario rimediare con un provvedimento correttivo delle istruzioni

La probabile emanazione, nei prossimi mesi, dei consueti provvedimenti correttivi ai modelli e alle istruzioni potrebbe costituire l’occasione per risolvere tale difetto di coordinamento, in modo tale da rendere univoche, anche per società di persone e imprenditori individuali, le modalità di esposizione nei modelli REDDITI SP e PF della suddetta variazione in aumento.

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