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Martedì, 30 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Criptovalute sempre soggette al monitoraggio fiscale

La compilazione del quadro RW non dipende dalla tipologia di wallet che si possiede

/ Salvatore SANNA

Giovedì, 25 novembre 2021

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Con la risposta n. 788, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sulla disciplina fiscale applicabile alle persone fisiche residenti che detengono valute virtuali (c.d. “criptovalute”) in parte su wallet presso un exchange estero e in parte in un “hardware wallet” e in un “desktop wallet” con disponibilità diretta di chiave privata.

Si parte dal presupposto sancito con la risoluzione n. 72/2016, secondo la quale le valute virtuali sono utilizzate come “moneta” alternativa a quella tradizionale avente corso legale ed emessa dall’Autorità monetaria, la cui circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori che decidono di utilizzarla.

L’Agenzia delle Entrate esplora quindi la natura di questa fattispecie, osservando che le valute virtuali sono stringhe di codici digitali opportunamente criptati, generati in via informatica e che lo scambio di tali codici tra gli utenti avviene attraverso applicazioni software specifiche.

Muovendo dalla circostanza che si tratta di una fattispecie “immateriale”, si parte dall’assunto che dette “valute” abbiano natura esclusivamente “digitale” essendo create, memorizzate e utilizzate attraverso dispositivi elettronici (ad esempio pc e smartphone).

Le valute virtuali sono conservate in c.d. “wallet” che consistono in una coppia di chiavi crittografiche di cui:
- la chiave pubblica, comunicata agli altri utenti, rappresenta l’indirizzo a cui associare la titolarità delle valute virtuali ricevute;
- la chiave privata, mantenuta segreta per garantire la sicurezza delle valute associate, consente di trasferire valute virtuali ad altri portafogli.

Passando ai profili fiscali, e in assenza di una normativa specifica, si adotta l’impostazione della sentenza della Corte di Giustizia 22 ottobre 2015, causa C-264/14, secondo la quale l’utilizzo delle valute virtuali rientra tra le operazioni “relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio” (art. 135, par. 1, lett. e), della direttiva 2006/112/Ce).

Ne consegue l’assimilazione delle criptovalute alle valute estere, circostanza che può originare l’emersione di plusvalenze imponibili come redditi diversi ex art. 67 comma 1 lett. c-ter) del TUIR.
In sostanza, la cessione a pronti di criptovalute (ossia lo scambio immediato di valuta virtuale contro un’altra valuta – legale o virtuale –, e viceversa) produce un reddito diverso imponibile qualora la valuta ceduta sia oggetto di prelievo da portafogli elettronici (wallet) per i quali la giacenza media sia superiore a 51.645,69 euro, per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta (art. 67 comma 1-ter del TUIR).

A questi fini, il contribuente può utilizzare il rapporto di cambio al 1° gennaio rilevato sul sito dove ha acquistato la valuta virtuale o, in mancanza, quello rilevato sul sito dove effettua la maggior parte delle operazioni.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate precisa che detta giacenza media deve essere verificata rispetto all’insieme dei wallet detenuti dalla persone fisica, indipendentemente dalla tipologia dei wallet.

Considerato che, ai sensi dell’art. 67, comma 1-bis, del TUIR, per la determinazione delle plusvalenze/minusvalenze, si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente (criterio LIFO), per determinare la plusvalenza conseguente a prelievi da wallet, che abbiano superato la predetta giacenza media, si deve utilizzare il costo di acquisto considerando cedute per prime le valute acquisite in data più recente.
L’eventuale reddito risulta quindi assoggettato ad imposta sostitutiva del 26% ex art. 5 del DLgs. 461/97.

In merito alla compilazione del quadro RW in applicazione dell’art. 4 del DL 167/90, si riprende quanto chiarito dalla circ. Agenzia delle Entrate 23 dicembre 2013 n. 38 (§ 1.3.1), per la quale l’obbligo sussiste anche per “le attività finanziarie estere detenute in Italia al di fuori del circuito degli intermediari residenti”.

Con riferimento alla detenzione di valute virtuali da parte dei predetti soggetti, l’Agenzia delle Entrate ritiene che tale obbligo sussista, in quanto le stesse costituiscono attività estere di natura finanziaria assimilate alle valute estere e suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.

Si applica il cambio indicato sul sito

L’obbligo di compilazione del quadro RW scatta quindi per tutte le valute virtuali, comprese quelle per le quali il contribuente detenga direttamente la chiave privata. Non rileva, quindi, che parte delle valute virtuali siano detenute presso un exchange e in parte in wallet fisicamente in Italia.

Anche per la compilazione del quadro RW, si chiarisce che il controvalore in euro della valuta virtuale, detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimento, deve essere determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale.

Negli anni successivi, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno.
Si conferma, infine, che le criptovalute non scontano l’IVAFE.

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