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EDITORIALE

Da un lato i buoni a nulla, dall’altro i capaci di tutto

/ Enrico ZANETTI

Venerdì, 22 ottobre 2010

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STAMPA

La presenza di Claudio Siciliotti, martedì scorso, alla trasmissione televisiva Ballarò, fornisce un ottimo spunto per svolgere anche su queste pagine qualche riflessione semiseria sulla qualità e le dinamiche del dibattito politico del nostro Paese.

Chi ha visto la trasmissione, ha potuto constatare una volta di più come a politici e, aggiungo, giornalisti, interessino esclusivamente le accuse incrociate su lodi Alfani, case di Montecarlo e società off shore.
Tralascio escort e trans perché, inaspettatamente, questa volta sono stati tenuti fuori dallo stucchevole ping pong; siamo comunque fiduciosi che sapranno presto riconquistare il centro della scena.
Ho aggiunto ai politici i giornalisti, perché lo stesso conduttore della trasmissione, Giovanni Floris, ha superato se stesso quando ha: prima mandato in onda un servizio in cui tre Italiani “qualsiasi” lamentavano l’incapacità della politica di parlare d’altro che dei problemi etico-giudiziari dei politici medesimi; poi, al ritorno in studio, come se fosse la cosa più naturale del mondo, ha impostato la ripartenza del dibattito sull’eventuale rilevanza penale delle condotte di chi, nel 1994 (stringente attualità insomma), aveva fatto arrivare ai giornali, in anticipo, la notizia del famoso avviso di comparizione che sarebbe stato poi consegnato a mano a Berlusconi, allora premier, da due carabinieri durante un vertice internazionale a Napoli.

In tutto questo, parlare di qualcos’altro è a dir poco difficile e va dato atto al nostro presidente di essersela cavata egregiamente.
Anche se, bisogna dirlo, l’impressione è quella di finire per essere usati come specchietti per le allodole: prendi un commercialista, un esponente del mondo delle cooperative e un imprenditore, così puoi dire che c’è la società civile e si parla di economia e fisco, dopodiché pronti, via e chi se ne importa, avanti col solito circo di sempre.
In verità, alla fine dei conti, non è nemmeno giusto dire che di certi temi non si deve parlare e che ai cittadini non interessano: chi dice questo afferma non una verità, bensì lancia un auspicio che, a nostra volta, dobbiamo auspicare non riesca mai a divenire verità.
Un politico non è un amministratore delegato a cui chiedi semplicemente di far funzionare la baracca (quando funziona) nel mero rispetto della legge (quando viene rispettata), è prima ancora una persona a cui affidi la rappresentanza in sede istituzionale dei valori in cui credi.

Il problema dunque non è tanto che questi temi vengano trattati, quanto piuttosto il fatto che, per come vengono trattati, cannibalizzano tutto il resto.

In tv la società civile dovrebbe poter trattare i problemi reali del Paese

Bisognerebbe pensare a trasmissioni concepite su due tempi: uno dedicato alla politica che attacca la politica e uno dedicato alla società civile che tratta in modo adeguatamente approfondito i problemi reali del Paese.

Questo tipo di organizzazione avrebbe peraltro il pregio di evidenziare due cose che, in fondo al cuore, tutti sappiamo già, ma che l’effetto visivo della televisione può aiutare a radicare ancora di più nella consapevolezza collettiva.
La prima: in Italia, la vera “antipolitica” è la politica stessa, perché, per quanto possano scalmanarsi i Beppe Grillo di turno, nessuno riesce a inveire contro un politico con lo stesso astio di un altro politico o dei suoi segugi.
La seconda: la politica è indubbiamente lontana dalle questioni che riguardano la vita e la crescita del Paese, ma il problema è che, purtroppo non lo è abbastanza; perché, se lo fosse abbastanza, sarebbe altrettanto incapace di quanto lo è ora di dare risposte e soluzioni, ma per lo meno, vivaddio, consentirebbe di parlarne in modo civile e competente.

In tutto questo, il qualunquismo non c’entra e tengo anzi a precisare che sono bel lungi dal ritenere tutti i politici un insieme indifferenziato di “buoni a nulla capaci di tutto”.
Le differenze ci sono e belle marcate: da una parte i buoni a nulla, dall’altra i capaci di tutto.
È o non è un’illuminazione?

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