Terrorismo e antiriciclaggio, Longobardi interviene all’ONU
Il commercialista è un “presidio di legalità” e, in quanto tale, è chiamato a collaborare per la “prevenzione degli illeciti”, da un lato, “utilizzando le competenze specifiche che ha maturato nelle diverse attività”, dall’altro, “rispettando i precisi precetti deontologici” che impongono di “agire nell’interesse pubblico”.
Questo uno dei passaggi principali del discorso che Gerardo Longobardi, Presidente del CNDCEC, ha tenuto ieri presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Ad ascoltarlo una platea di studenti universitari e di scuole superiori, provenienti da ogni parte del mondo per partecipare al “Change the world UN”, meeting internazionale in cui centinaia di ragazzi possono confrontarsi sui temi dell’agenda politica mondiale, simulando in tutto e per tutto il funzionamento degli organi delle Nazioni Unite.
Al centro dell’intervento del Presidente Longobardi, la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Problemi, ha sottolineato, “di portata internazionale” che devono essere affrontati “su scala globale. Non solo il sistema creditizio, primo tra tutti a rappresentare un’imponente rete di operazioni finanziarie, ma anche case da gioco, agenti immobiliari e una serie di professioni – avvocati, notai e commercialisti – sono chiamati a rappresentare presidi efficaci per la prevenzione degli illeciti”.
Il commercialista, in particolare, “nello svolgimento di delicati incarichi professionali che hanno come oggetto flussi finanziari, si trova in una posizione che gli consente di individuare operazioni sospette e a rischio e di comprendere chi è il reale titolare e il reale beneficiario delle operazioni”.
Ma, in questo senso, una grossa mano all’antiriciclaggio potrebbe arrivare dalla decisione di tanti ex paradisi fiscali di rendere trasparenti e tracciabili le operazioni finanziarie. “Solo una rete ben integrata di diverse professioni e di diversi operatori – ha aggiunto Longobardi – può compiere un’efficace opera di prevenzione. Solo operando nella piena integrazione tra operatori nazionali-comunitari e internazionali si può dare una risposta forte e concreta a questi fenomeni”.
“La nostra professione – ha concluso – lo fa già, sia a livello nazionale che internazionale, attraverso una intensa attività di cooperazione con i nostri colleghi all’estero, e con una stretta cooperazione con la nostra Federazione europea (FEE) e internazionale IFAC”. Associazioni con le quali il CNDCEC ha collaborato per la redazione di linee guida, codici di condotta e tools, anche fornendo degli studi finalizzati alla creazione di una normativa “efficace e ben impostata, che identifichi bene le fattispecie di reato, preveda sanzioni forti ma anche ragionevoli”.
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