Per eliminare usi impropri e illegali i voucher saranno resi pienamente tracciabili
I voucher per le prestazioni di lavoro accessorio saranno resi pienamente tracciabili. Le imprese che li utilizzeranno dovranno comunicare preventivamente, in modalità telematica, nominativo e codice fiscale del lavoratore per il quale verranno utilizzati, con l’indicazione precisa della data e del luogo in cui svolgerà la prestazione lavorativa e della sua durata. Lo rende noto il Ministero del Lavoro con un comunicato stampa, riprendendo quanto detto dal Ministro Poletti nel corso del question time alla Camera del 16 marzo scorso.
La norma sarà inserita nel primo decreto correttivo dei decreti attuativi del Jobs Act, che verrà portato all’approvazione in una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri.
Fermo restando il valore positivo dei voucher come strumento per favorire l’emersione del lavoro nero – si legge in un comunicato – la norma, che introduce una modalità di controllo analoga a quella già in essere per il cosiddetto “lavoro a chiamata”, punta a impedire possibili comportamenti illegali ed elusivi da parte di aziende che acquistano il voucher, comunicano l’intenzione di utilizzarlo ma poi lo usano solo in caso di controllo da parte di un ispettore del lavoro.
Questo intervento, spiega ancora il Ministero, è il primo e più immediato risultato di due filoni di attività. Il primo è rappresentato dall’attività ispettiva, che conferma come le violazioni più ricorrenti in tema di voucher siano rappresentate dall’utilizzo del lavoratore per più ore o più giornate rispetto a quelle dichiarate oppure dal pagamento della retribuzione in parte attraverso buoni lavoro e in parte “in nero”.
Il secondo è costituito da un lavoro di monitoraggio e di valutazione che il Ministero sviluppa su tutte le regole del lavoro e che, per i voucher, è stato condotto in collaborazione con INPS e i cui risultati sono illustrati in un report pubblicato oggi sul sito. Si tratta di un lavoro che proseguirà e si svilupperà anche in futuro, in modo da poter valutare gli effetti di questo primo intervento.
Passando ai dati frutto del lavoro di monitoraggio, il fenomeno dei voucher utilizzati per retribuire, nel corso del 2015, le prestazioni di lavoratori che nei mesi precedenti avevano già avuto un rapporto di lavoro, subordinato o autonomo, con lo stesso datore, interessa il 7,9% dei lavoratori se si prendono a riferimento i tre mesi precedenti; percentuale che sale al 10% se si considera un periodo di sei mesi. Il dato, che comunque appare in decrescita da luglio (e quindi subito dopo l’entrata in vigore del decreto di riordino dei contratti), mostra un’incidenza maggiore nei settori del turismo, dei servizi e del commercio.
Altri dati significativi sono quelli relativi ai committenti che nel corso del 2015 hanno acquistato voucher per importi rilevanti. Commercio, turismo e servizi sono i settori nei quali si concentra il maggior numero di committenti con riferimento agli acquisti complessivi di voucher superiori a 100 mila euro. La presenza, tra i grandi committenti, di soggetti che operano nel settore delle manifestazioni sportive e culturali si può spiegare come il risultato di un uso ormai consolidato del lavoro accessorio come strumento di retribuzione di prestazioni legate a grandi eventi sportivi, sociali e culturali che hanno un’effettiva natura occasionale. Per quanto concerne i settori del turismo, del commercio e dei servizi è invece necessario un approfondimento sui motivi che hanno determinato una forte crescita del ricorso al lavoro accessorio.
Il Ministero precisa che su questi casi, che prefigurano possibili utilizzi irregolari dei voucher e pratiche di “sommersione” di rapporti di lavoro precedentemente regolamentati da forme contrattuali tipiche, si concentrerà, specificamente, l’attività di controllo.
Vietate le riproduzioni ed estrazioni ai sensi dell’art. 70-quater della L. 633/1941