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Giovedì, 29 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Benefit con dubbi per le auto non di nuova immatricolazione

L’Agenzia prevedrebbe l’applicazione del valore normale solo per l’uso privato

/ Pamela ALBERTI e Alessandro COTTO

Giovedì, 1 ottobre 2020

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Secondo l’Agenzia delle Entrate (ris. n. 46/2020), nel caso di veicolo concesso in uso promiscuo dopo il 1° luglio 2020, ma immatricolato prima di tale data (si pensi a un “km zero” immatricolato a maggio 2020 oppure ad un’autovettura usata), non sarebbe possibile applicare la disciplina previgente (essendo il contratto stipulato dopo il 30 giugno 2020), né quella nuova (essendo il veicolo immatricolato prima del 1° luglio 2020).

L’Agenzia delle Entrate afferma in particolare che “la valorizzazione del benefit non è possibile in ragione del criterio del «valore normale», previsto dall’articolo 51, comma 3, del Tuir, dal momento che tale principio è da utilizzare per valorizzare gli autoveicoli, i motocicli e i ciclomotori concessi per uso privato”.
Tale conclusione, in base alla quale il criterio del valore normale sarebbe applicabile solo per i veicoli concessi in uso esclusivamente privato, pare opinabile.

Il valore normale è il criterio generale previsto dall’art. 51 comma 3 del TUIR per la determinazione dei fringe benefit, che, per ragioni di semplicità, non opera con riferimento ad alcuni casi specifici, tra cui determinati veicoli concessi in uso promiscuo ai sensi dell’art. 51 comma 4 lett. a) del TUIR, per i quali è stato previsto un criterio di determinazione forfetaria dei valori da assoggettare a tassazione.

Nel caso di specie, trattandosi di uso promiscuo di veicoli non espressamente disciplinati dal nuovo art. 51 comma 4 lett. a) del TUIR, si potrebbero ipotizzare due soluzioni alternative:
- opera per tali beni comunque il criterio del valore normale, anche relativamente al solo uso privato, come sembra desumersi dalla C.M. n. 326/97 (2.3.2), secondo cui si applica “il criterio del valore normale per le tipologie di beni e servizi diversi da quelli specificati nella disposizione in esame”;
- si applicano le Tabelle ACI, in analogia a quanto sostenuto con riferimento ai modelli di veicolo non contemplati nelle Tabelle ACI, ipotesi in cui occorrerebbe fare riferimento al veicolo che per tutte le sue caratteristiche risulta più simile, fattispecie in un certo senso assimilabile al caso di specie (C.M. n. 326/97, § 2.3.2.1).

Quest’ultima soluzione, pur non essendo supportata dall’attuale dato letterale, consentirebbe di applicare la maggiorazione a tutti i veicoli assegnati dal 1° luglio, a prescindere dalla data di immatricolazione e sarebbe comunque coerente con la ratio della norma.

La ris. n. 46/2020 richiama invece la ris. n. 74/2017, nell’ambito della quale, ancorché in merito al diverso trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro in relazione all’uso del telefono cellulare per finalità anche aziendali, è stato, tra l’altro, precisato che, laddove il legislatore non abbia indicato un criterio forfetario per la valorizzazione di un benefit, “i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili, al fine di evitare che l’intero valore normale di esso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente”.

Ad avviso dell’Agenzia, nell’ipotesi prospettata, “il benefit dovrà essere fiscalmente valorizzato per la sola parte riferibile all’uso privato dell’autoveicolo, motociclo o ciclomotore, scorporando quindi dal suo valore normale, l’utilizzo nell’interesse del datore di lavoro”.

Sembra di capire che, partendo dall’assunto che il valore normale possa operare solo nel caso di uso privato, l’Agenzia ritenga necessario in primis individuare il valore di mercato dell’uso del veicolo come se non fosse concesso in uso promiscuo. In tale ipotesi, non sembrerebbe sufficiente fare riferimento alle tariffe ACI, essendo rappresentative dei soli costi sostenuti dall’impresa, ma si dovrebbe fare riferimento ai listini delle società di autonoleggio.

Individuato il valore normale per l’uso privato dell’auto, secondo l’Agenzia occorre sottrarre da tale valore “l’utilizzo nell’interesse del datore di lavoro”.
Nel silenzio del documento di prassi, per individuare l’uso aziendale si potrebbe tenere traccia dei chilometri percorsi per fini aziendali e scorporare tale utilizzo dal valore normale, metodologia non priva di complessità. Dovrebbe essere possibile applicare il criterio, utilizzato in passato, dei cinque settimi, considerando che l’auto viene utilizzata ai fini aziendali solo nei giorni lavorativi.

Per valorizzare tale uso aziendale, adottando l’impostazione della ris. n. 74/2017, dovrebbe rilevare il costo sostenuto dal datore di lavoro, arrivando però così a confrontare due dati disomogenei (il valore di mercato per l’utilizzo privato e il costo per l’uso aziendale).

Poiché i listini riservati alle aziende godono in genere di sconti maggiori rispetto ai privati, il valore normale per l’uso privato potrebbe non coincidere con il costo sostenuto dal datore di lavoro per l’acquisto dell’auto e il fringe benefit potrebbe risultare maggiore. Ragioni di buon senso indurrebbero tuttavia a poter considerare il costo sostenuto dal datore di lavoro equivalente al valore di mercato. Con la conseguenza che, se l’uso dell’autovettura ai fini personali fosse davvero marginale, il benefit non aumenterebbe, ma si ridurrebbe.

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