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Martedì, 24 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Ai rider non autonomi spetta la tutela del lavoro subordinato

L’INL definisce i criteri di differenziazione tra lavoro subordinato, etero-organizzato e autonomo nel settore delle consegne a domicilio

/ Mario PAGANO

Sabato, 31 ottobre 2020

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I rider, se etero-organizzati, restano soggetti alla disciplina dell’art. 2 comma 1 del DLgs. 81/2015, mentre le regole previste dal Capo V-bis dello stesso decreto, introdotte nel 2019 per la tutela del lavoro tramite piattaforme digitali, richiedono l’autonomia della prestazione.
Questo è uno degli aspetti più interessanti che emerge dalla circolare n. 7 del 30 ottobre 2020, con la quale l’Ispettorato nazionale del lavoro delinea una distinzione tra lavoro subordinato, etero-organizzato e autonomo in un settore sempre più delicato, specie in tempi di lockdown, come quello dei ciclofattorini e delle consegne a domicilio.

L’analisi dell’INL fornisce al personale ispettivo istruzioni per un corretto svolgimento dell’attività di vigilanza, alla luce del quadro normativo del settore e della giurisprudenza più recente in materia di etero-organizzazione.

Il primo passo è proprio quello di inquadrare il più possibile l’ambito applicativo del citato art. 2 comma 1, atteso che tale norma determina l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato a tutte le forme di collaborazione che, prive ovviamente dei caratteri della subordinazione, abbiano, tuttavia, precise caratteristiche. La circolare esamina, quindi, i requisiti della personalità, della continuità e, soprattutto, della etero-organizzazione. Nonostante tali indici debbano sussistere tutti contemporaneamente, quello della etero-organizzazione appare, indubbiamente, il più significativo, specie alla luce delle modifiche introdotte con il DL 101/2019, che ha abrogato il riferimento, contenuto nella previgente formulazione dell’art. 2, comma 1, alla necessaria predeterminazione da parte del committente dei tempi e del luogo di lavoro che, pertanto, non risultano più i parametri esclusivi per la definizione del modello etero-organizzato.

A questo punto c’è da capire cosa si intende per applicazione della disciplina del lavoro subordinato. Sul punto l’INL, citando la recente sentenza della Cassazione n. 1663/2020 circa la natura rimediale dell’art. 2 comma 1 del DLgs. 81/2015, ritiene sia applicabile l’intera disciplina del rapporto di lavoro subordinato, con l’unico limite delle disposizioni “ontologicamente incompatibili con le fattispecie da regolare che per definizione non sono comprese nell’ambito dell’art. 2094 cod. civ.”. Tuttavia, precisa la circolare, sotto il piano ispettivo non siamo in presenza di una riqualificazione del rapporto che resta, comunque, nell’alveo dell’autonomia, senza incidere nell’ambito dell’organico aziendale.

Si determina, invece, l’applicazione delle sole conseguenze sanzionatorie derivanti dagli stessi obblighi di tutela connessi al lavoro subordinato, come, ad esempio, sotto il profilo dell’orario di lavoro, della salute e sicurezza ma anche per gli aspetti retributivi, dove può trovare spazio la diffida accertativa ma anche contributivi ed assicurativi.
Le ricadute più interessanti delle indicazioni dell’INL si ritrovano, come detto, nel campo dei rider. Sul punto la circolare ricorda che la nuova disciplina, regolata al Capo V-bis del DLgs. 81/2015, riferita alle prestazioni lavorative rese, in regime di autonomia, dai ciclo-fattorini individuati con specifico rinvio alle richiamate norme del codice della strada, attraverso piattaforme anche digitali, trova applicazione solo qualora il rapporto non presenti le caratteristiche di etero-organizzazione (e anche di continuità) di cui all’art. 2, comma 1, che invece richiede di applicare la più favorevole disciplina del rapporto di lavoro subordinato.

Più in particolare, secondo l’Ispettorato, appaiono ricadere nello schema delle collaborazioni etero-organizzate “quelle ipotesi in cui, anche attraverso le piattaforme digitali, il committente realizzi l’integrazione della prestazione del collaboratore nella propria organizzazione d’impresa, intervenendo unilateralmente nella determinazione delle modalità esecutive della stessa e senza lasciare pressoché nessuno spazio d’intervento alla discrezionalità del collaboratore il quale, manifestata la propria disponibilità in ordine all’esecuzione della prestazione, è vincolato a seguire le indicazioni predeterminate dal committente in relazione alla fase esecutiva del rapporto”. Conseguente al Capo V-bis sono destinate le sole prestazioni caratterizzate da un maggiore grado di autonomia decisionale da parte del collaboratore, ipotesi rara, nel campo dei rider.

Un ultimo aspetto, relativo alle norme del Capo V-bis, riguarda lo spazio riservato alla contrattazione collettiva, in un settore dove è stato di recente sottoscritto da Assodelivery e Ugl un primo contratto per i rider. In tal senso, la circolare ricorda che, per superare il divieto di cottimo e la garanzia di un compenso minimo orario parametrato sui minimi dei contratti di settori affini (logistica), il contratto deve essere idoneo, ossia sottoscritto dai soggetti indicati all’art. 47-quater e cioè le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

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