X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Domenica, 24 gennaio 2021

IL CASO DEL GIORNO

La nota in aumento garantisce la detrazione per il cessionario o committente

/ Emanuele GRECO

Giovedì, 14 gennaio 2021

x
STAMPA

download PDF download PDF

Gli eventi che possono verificarsi successivamente all’effettuazione di un’operazione rilevante ai fini IVA e che incidono sulla stessa possono determinare l’aumento dell’ammontare imponibile dell’operazione o dell’imposta.
In tal caso, la variazione in aumento, da parte del cedente o prestatore, ha carattere obbligatorio ai sensi dell’art. 26 comma 1 del DPR 633/72.
Qualora la rettifica da parte del cedente o prestatore sia effettuata in conseguenza di una violazione della normativa IVA (ad esempio, l’operazione originaria è stata effettuata in regime di non imponibilità in luogo del regime di imponibilità), oltre alla variazione in aumento saranno dovute le sanzioni eventualmente applicabili.

Nelle recenti risposte a interpello nn. 267/2020 e 531/2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in una fattispecie come quella descritta, il cedente o prestatore può avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso (art. 13 del DLgs. 472/97) e ciò può richiedere l’emissione di una nota di variazione in aumento.
Inoltre, nelle menzionate risposte a interpello, è stato confermato il riconoscimento del diritto alla detrazione della (maggiore) imposta in capo al cessionario o committente dell’operazione.
Parallelamente, il predetto diritto spetta anche laddove l’addebito della maggiore IVA discenda dall’applicazione dell’istituto della rivalsa post accertamento di cui all’art. 60 comma 7 del DPR 633/72. 

Sia nell’ipotesi in cui il cedente o prestatore abbia aderito all’istituto del ravvedimento operoso, sia nell’ipotesi in cui egli abbia atteso la definizione dell’avviso d’accertamento, la nota di variazione in aumento rappresenta lo strumento con il quale è garantita la neutralità dell’imposta, in quanto da una parte permette la rivalsa e dall’altra attribuisce la facoltà per il cessionario o committente di esercitare il diritto alla detrazione.

Restano fermi gli ordinari limiti alla detrazione del tributo, di natura “oggettiva” (ad esempio, nel caso di acquisto di fabbricati a destinazione abitativa) e “soggettiva” (come nel caso di effettuazione “a valle” di operazioni non soggette a IVA o esenti oppure nel caso di pro rata).

In termini generali, il diritto alla detrazione dell’IVA sorge nel momento in cui si sono verificate entrambe le seguenti condizioni:
- l’imposta è divenuta esigibile ai sensi dell’art. 6 comma 5 del DPR 633/72 (condizione sostanziale);
- il cessionario o committente è in possesso di una valida fattura di acquisto (condizione formale).
Tale principio è sancito dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea (sentenza 29 aprile 2004, causa C-152/02), ripreso dalla prassi nazionale (circ. Agenzia delle Entrate n. 1/2018).
In ossequio alla neutralità del tributo, il predetto criterio è da considerarsi immutato anche nella circostanza in cui la (maggiore) imposta sia addebitata in rivalsa a seguito dell’emissione di una nota di variazione in aumento ex art. 26 comma 1 del DPR 633/72, da parte del cedente o prestatore.

Alla luce di quanto esposto, dunque, l’imposta risulterebbe detraibile, in capo al cessionario o committente, a decorrere dalla data in cui quest’ultimo soggetto è in possesso del documento emesso dal cedente o prestatore, nel presupposto che l’IVA sia già divenuta esigibile. Ad esempio, per un’operazione effettuata nel 2019, regolarizzata con l’emissione di una nota nel 2020, il termine iniziale per la detrazione sarebbe individuato nel 2020.

Con riferimento all’emissione di una nota di variazione in aumento ex art. 26 comma 1 del DPR 633/72, si segnala, tuttavia, come l’Amministrazione finanziaria abbia recentemente adottato una differente impostazione, affermando che “il dies a quo per l’esercizio del predetto diritto deve individuarsi nel momento di emissione della nota di variazione da parte del cedente” (risposte a interpello nn. 267/2020 e 531/2020). Nel caso sopra descritto, dunque, il termine iniziale sarebbe individuato nel 2019.

L’Agenzia delle Entrate riterrebbe ammissibile l’esercizio del diritto alla detrazione entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della nota di variazione in aumento, anche qualora la regolarizzazione (cioè l’emissione della nota di variazione in aumento) sia avvenuta oltre il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno di effettuazione dell’operazione (in una delle risposte considerate, la variazione si riferiva a un’operazione effettuata nel 2017 e la nota di debito era stata trasmessa al cessionario/committente nel 2020).
Tale chiarimento sembrerebbe, peraltro, non pienamente aderente con quanto espresso dalla stessa Amministrazione finanziaria nella richiamata circolare n. 1/2018.

TORNA SU