L’inesistenza del credito rivela l’intenzione di evadere
La Cassazione, nella sentenza n. 20721/2022, in ordine al profilo soggettivo del reato di indebita compensazione (art. 10-quater del DLgs. 74/2000), ha precisato che l’inesistenza del credito costituisce, di per sé, salvo prova contraria, un indice rivelatore della coscienza e volontà del contribuente di bilanciare i propri debiti verso l’Erario con una posta creditoria artificiosamente creata.
Diversamente, nel caso in cui vengano utilizzati crediti non spettanti, sebbene certi nella loro esistenza e nel loro ammontare, occorre provare la consapevolezza, da parte del contribuente, che il credito non sia utilizzabile in sede compensativa.
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