In Cassazione aumenta l’arretrato, oltre 50 mila ricorsi tributari pendenti
Nel corso del 2018, la sezione tributaria della Corte di Cassazione, grazie anche al lavoro dei magistrati ausiliari assegnati all’ufficio del massimario (previsti dalla legge di bilancio 2018), ha definito quasi 10 mila ricorsi, con un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente. Si tratta, ha spiegato ieri Giovanni Mammone, Primo Presidente della Corte di Cassazione, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, di “un risultato mai raggiunto in precedenza”.
Nonostante ciò, il totale dei ricorsi attualmente pendenti è aumentato, “a causa del numero veramente inaspettato dei nuovi ricorsi iscritti nel 2018, che si presenta in controtendenza con quanto rilevato dinanzi agli uffici di merito, ove il carico dei ricorsi sopravvenuti è in consistente diminuzione”.
Nel complesso di tutto il sistema giustizia, per ciò che riguarda il settore civile, i procedimenti pendenti sono passati dai circa 6 milioni del 2009 a poco più di 3 milioni e seicentomila alla data del 30 giugno 2018, con una riduzione del 4,85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Situazione diversa, invece, in Cassazione, dove “i nuovi ricorsi, che negli anni precedenti si erano andati stabilizzando per numero e davano affidamento di progressiva riduzione dell’arretrato, sono aumentati in maniera inattesa nella misura del 21,7%, a causa dell’incremento delle sopravvenienze in materia tributaria (+ 9,8%) e di protezione internazionale (+ 512%)”.
Tale fenomeno, ha spiegato Mammone, “ha annullato il pur consistente incremento dei procedimenti definiti nel 2018, dando luogo ad un aumento del 4,1% dei procedimenti pendenti, che alla fine dell’anno ammontavano 111.353 (per il 49% in materia tributaria)”.
Al “nodo” della sezione tributaria, ha aggiunto Riccardo Fuzio, Procuratore generale della Corte di Cassazione, “può essere data adeguata risposta solo mediante un approccio rivolto all’intera giustizia tributaria. Con sano realismo occorre affrontare la gestione delle risorse finanziarie dello Stato avendo presente che il tema delle entrate pubbliche non incide solo sulla tempestività degli accertamenti dei flussi positivi ma anche, e in maniera rilevante, sulla competitività dell’intero Paese”.
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