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Lunedì, 20 maggio 2019 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

I bitcoin debuttano nel quadro RW

Le istruzioni al modello REDDITI 2019 prevedono l’indicazione delle valute virtuali all’interno del quadro relativo al monitoraggio fiscale

/ Salvatore SANNA

Sabato, 18 maggio 2019

In applicazione dell’art. 4 del DL 167/90, le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate che, nel periodo d’imposta 2018, detengono, oppure possiedono la titolarità effettiva, di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nel quadro RW della dichiarazione annuale dei redditi (quindi, all’interno dei modelli REDDITI PF, SP e ENC).

Le attività estere di natura finanziaria che sono oggetto di segnalazione all’interno del quadro RW sono:
- attività i cui redditi sono corrisposti da soggetti non residenti, tra cui, partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti (ad esempio, società estere, entità giuridiche quali fondazioni estere e trust esteri), obbligazioni estere e titoli similari, titoli pubblici italiani e titoli equiparati emessi all’estero, titoli non rappresentativi di merce e certificati di massa emessi da non residenti (comprese le quote di OICR esteri), valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione (ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi);
- contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, tra cui, finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli, nonché polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione stipulate con compagnie di assicurazione estere;
- contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato;
- metalli preziosi allo stato grezzo o monetato detenuti all’estero;
- diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati;
- forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero.
Devono essere indicate tutte le consistenze possedute all’estero direttamente o indirettamente a prescindere dal loro ammontare.

L’unica eccezione a questo principio è rappresentata dai depositi e dai conti correnti esteri, i quali possono non essere dichiarati se complessivamente di importo inferiore a 15.000 euro.
Le istruzioni al modello REDDITI 2019 precisano che anche le valute virtuali (tra cui vi sono le criptovalute e i bitcoin) devono essere indicate nel quadro RW (cfr. anche interpello DRE Lombardia n. 956-39/2018).

In merito, si ricorda che l’art. 1, comma 2, lett. qq), del DLgs. 231/2007 definisce valuta virtuale “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.
In sostanza, in base a tale definizione, il legislatore:
- riconosce l’utilizzo delle valute virtuali come strumento di pagamento alternativo a quelli tradizionalmente utilizzati nello scambio di beni e servizi;
- definisce tale “strumento di pagamento” quale “rappresentazione digitale di valore”, “trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.

Muovendo da questo presupposto, le istruzioni ai modelli dichiarativi indicano che la criptovaluta debba essere segnalata all’interno del quadro RW nella colonna 3 (codice individuazione bene) con il codice “14” denominato “Altre attività estere di natura finanziaria” che da quest’anno richiama anche le “valute virtuali”.
Inoltre, le istruzioni chiariscono che il codice dello Stato estero (colonna 4) non è obbligatorio nel caso di compilazione del quadro RW per dichiarare “valute virtuali”.

Il controvalore in euro della valuta virtuale detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimento deve essere determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale. Negli anni successivi, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno.
Inoltre, si conferma che le valute virtuali non sono soggette all’IVAFE.

Imponibili le plusvalenze su bitcoin

Secondo quanto chiarito nell’interpello DRE Lombardia n. 956-39/2018 (molto criticata in dottrina), per le persone fisiche che detengono bitcoin (o altre valute virtuali) al di fuori dell’attività d’impresa, alle operazioni di conversione di valuta virtuale si applicano ai fini delle imposte sui redditi i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali.

Pertanto, le cessioni a pronti di valuta virtuale non danno origine a redditi imponibili mancando la finalità speculativa salvo generare un reddito diverso qualora la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore di 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi ex art. 67 comma 1 lett. c-ter) del TUIR (in senso conforme, si segnala anche l’intrpello DRE Liguria n. 903-47/2018).

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