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Martedì, 2 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Nuova territorialità IVA per i servizi elettronici

Via libera definitivo del Consiglio dei Ministri al DLgs. che recepisce, seppur tardivamente, la direttiva 2017/2455/Ue

/ REDAZIONE

Venerdì, 22 maggio 2020

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Nella giornata di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce, seppur tardivamente, la direttiva 2017/2455/Ue in tema di territorialità IVA per le prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione e servizi elettronici, rese a committenti Ue non soggetti passivi di imposta. Le disposizioni del decreto entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma la direttiva risulta efficace già a decorrere dal 1° gennaio 2019.

In sintesi, per i servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione e per i servizi forniti per via elettronica nei confronti di privati di altri Stati dell’Unione europea, l’operazione è territorialmente rilevante nello Stato del prestatore, ai sensi del nuovo art. 7-octies del DPR 633/72, se:
- questi è un soggetto IVA stabilito in uno Stato membro che presta i servizi nei confronti di privati stabiliti in un altro Stato membro;
- il valore totale, al netto dell’IVA, dei servizi elettronici resi da tale soggetto nei confronti di privati non supera, nell’anno civile corrente e in quello precedente, la soglia di 10.000 euro (o il controvalore in moneta nazionale).
Il fornitore può comunque optare, con un vincolo biennale, per l’applicazione dell’IVA nello Stato membro del committente.

Riportando alcune delle esemplificazioni fornite dall’Allegato II della direttiva 2006/112/Ce in relazione ai servizi elettronici, possono – in particolare – applicare l’imposta nello Stato di stabilimento i soggetti passivi che forniscono (fermo il limite di 10.000 euro annui):
- siti web e web hosting o gestione a distanza di programmi e attrezzature;
- software e relativi aggiornamenti;
- immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di basi di dati;
- musica, film, giochi, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;
- prestazioni di insegnamento a distanza.

Il decreto legislativo amplia anche la portata del MOSS, così che i prestatori di servizi che non si sono identificati nei diversi Stati dell’Unione ove il servizio è “destinato” possano assolvere l’IVA dovuta in tale Stato.
Viene, inoltre, esteso l’utilizzo del MOSS anche ai soggetti passivi extra Ue registrati ai fini IVA in uno Stato membro della Ue (o in più Stati).

Il prestatore che opta per il regime MOSS non dovrà più seguire le regole di fatturazione dello Stato di destinazione dei servizi bensì quelle dello Stato in cui è identificato (in deroga al principio generale di cui all’art. 219-bis, par. 1 della direttiva 2006/112/Ce).

Per quanto concerne l’Italia, si rammenta che i servizi in questione, laddove rilevanti nel territorio dello Stato, non richiedono l’emissione della fattura (art. 22 comma 1 n. 6-ter del DPR 633/72), né di documentare altrimenti i corrispettivi, ad esempio mediante scontrino o ricevuta fiscale (DM 27 ottobre 2015).

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