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Sabato, 26 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Non tassato in Italia il musicista non residente per il concerto all’estero

Nel caso esaminato dall’Agenzia non è previsto un compenso per le prove effettuate in Italia

/ Luisa CORSO e Gianluca ODETTO

Mercoledì, 16 settembre 2020

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Nella risposta ad interpello n. 354 del 15 settembre 2020, l’Agenzia delle Entrate conferma che non sono soggette a tassazione in Italia le prestazioni artistiche effettuate all’estero da artisti non residenti, a nulla rilevando il fatto che questi ultimi effettuino in Italia prove per le quali non sono previsti ulteriori compensi o rimborsi spese.

Nel caso di specie, una fondazione italiana scrittura due musicisti stranieri, fiscalmente residenti l’uno in Germania e l’altro in Svizzera, per esibirsi in due concerti che si terranno all’estero.
I contratti prevedono che gli artisti svolgeranno le prove in Italia ma il diritto al compenso si ricollega essenzialmente alla effettiva partecipazione dell’artista ai due recital; nulla è corrisposto per eventuali prove generali aperte al pubblico, anche con biglietto di ingresso a pagamento.

I chiarimenti dell’Agenzia hanno ad oggetto il trattamento fiscale dei compensi da corrispondere agli artisti in funzione delle due recite da eseguirsi all’estero.
Al riguardo, si ricorda che ai sensi dell’art. 3 del TUIR i soggetti non residenti sono assoggettati a tassazione in Italia per i soli redditi ivi prodotti e che, ai sensi dell’art. 23 comma 1 lett. d) del TUIR, si considerano prodotti in Italia i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività ivi esercitate.

Conseguentemente, a norma dell’art. 25 comma 2 del DPR 600/73, i compensi corrisposti a non residenti non sono soggetti a ritenuta se correlati a prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero.
Ne risulta che, stando alla normativa domestica, il criterio di collegamento ai fini dell’attrazione a tassazione in Italia dei predetti compensi è costituito dal luogo in cui è svolta la prestazione di lavoro autonomo.

Passando all’esame delle disposizioni convenzionali, l’art. 17 del modello OCSE, al par. 1, statuisce il principio di tassazione concorrente per i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dalle sue prestazioni personali esercitate nell’altro Stato in qualità di artista dello spettacolo, quale un artista di teatro, del cinema, della radio o della televisione, o in qualità di musicista, nonché di sportivo.

Tale previsione è recepita anche nelle Convenzioni siglate dall’Italia con Germania e Svizzera. Pertanto, anche ai fini convenzionali, per i soggetti non residenti, il criterio di collegamento ai fini dell’attrazione dei redditi di artisti e sportivi nella potestà impositiva di uno Stato è costituito dal luogo in cui è svolta la prestazione personale dell’artista o dello sportivo, indipendentemente dalla sussistenza di una base fissa in tale Stato.

Come già precisato nella ris. 16 giugno 2006 n. 79, riferita agli sportivi, ai fini convenzionali, l’elemento che radica il reddito al territorio dello Stato è il luogo di svolgimento delle specifiche prestazioni personali dell’artista o dello sportivo. Per i redditi imputabili a giornate di gara svolte al di fuori del territorio italiano non sussiste dunque il potere impositivo dello Stato; ove un contratto regoli unitariamente il rapporto di lavoro tra una società residente e uno sportivo non residente, è possibile ripartire il compenso in relazione al rapporto tra le giornate di gara svolte in Italia e quelle svolte all’estero.

Nel caso in esame, come detto, il compenso è pattuito per lo svolgimento di due concerti che si terranno all’estero ma vi è l’obbligo di effettuare alcune prove in Italia, per le quali nulla è previsto in termini di eventuali ulteriori compensi o rimborsi spese.

L’Agenzia evidenzia che le prove, in quanto espletamento della preparazione artistica, non possono essere autonomamente considerate rispetto alla prestazione artistica contrattualmente pattuita: deporrebbe in tal senso il fatto che per le stesse non sia pattuito alcun compenso.
Ciò implica che le prestazioni artistiche, nel caso prospettato, si considerino come interamente eseguite all’estero e, come tali, non siano soggette a tassazione in Italia.

Il ragionamento dell’Agenzia non analizza il diverso caso in cui, per le attività preparatorie di artisti o sportive (prove o allenamenti) sia previsto un apposito compenso, il quale rientrerebbe nell’ambito applicativo dell’art. 17 del modello OCSE. Va rilevato che il § 9.1 del Commentario estende il medesimo regime al periodo di prove o di allenamento non correlato ad eventi o performance che si tengono nel medesimo Stato.

Tale impostazione non risulta sempre condivisa in sede internazionale; una lettura alternativa, infatti, è quella di non considerare il periodo di preparazione svolto in uno Stato diverso da quello in cui si tiene l’evento. Ad esempio, se alcuni sciatori professionisti si recano nei mesi di luglio e agosto in Cile o in Nuova Zelanda per un periodo di allenamento estivo, questi periodi non potrebbero essere “imputati” al Cile o alla Nuova Zelanda, in quanto nessuna gara della Coppa del Mondo di sci si svolge in Cile o in Nuova Zelanda. Al contrario, se tali sciatori si recano negli Stati Uniti dieci giorni prima di una gara di Coppa del Mondo che si svolge negli Stati Uniti per allenamenti pre-gara, questo periodo, ove remunerato, deve essere “imputato” agli USA.

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