X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Sabato, 26 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Cooperanti all’estero per brevi periodi tassati in base ai compensi convenzionali

I previsti compensi convenzionali devono essere parametrati ai giorni di lavoro svolto all’estero

/ Massimo NEGRO

Mercoledì, 16 settembre 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

I lavoratori c.d. “cooperanti” delle ONG, che alternano periodi di lavoro in Italia e all’estero, possono essere tassati in base ai compensi convenzionali previsti dall’art. 54, comma 8-bis del TUIR, riproporzionati in relazione ai giorni del mese in cui il lavoratore presta la propria attività all’estero. È questa la conclusione cui perviene l’Agenzia delle Entrate, nell’ambito della risposta a interpello n. 353, pubblicata ieri, 15 settembre 2020.

L’art. 54, comma 8-bis del TUIR prevede infatti che, in deroga al principio della determinazione analitica del reddito, la base imponibile per i rapporti di cooperazione dei volontari e dei cooperanti di organizzazioni non governative (ONG), riconosciute idonee ai sensi dell’art. 28 della L. 26 febbraio 1987 n. 49, è determinata sulla base dei compensi convenzionali fissati annualmente con decreto del Ministero degli Affari esteri di concerto con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, indipendentemente dalla durata temporale e dalla natura del contratto.
La disciplina in esame si riferisce esclusivamente ai compensi percepiti dai volontari e dai cooperanti che prestano la loro attività nel quadro di progetti di cooperazione allo sviluppo, al servizio di una ONG riconosciuta idonea.

Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate (circ. n. 15/2002, § 7) aveva chiarito che il suddetto comma 8-bis, anche se inserito nel contesto relativo alla determinazione dei redditi di lavoro autonomo, prevede una speciale modalità di individuazione della base imponibile da assoggettare a tassazione relativamente ai rapporti di cooperazione dei volontari e dei cooperanti, che non implica la necessaria riconduzione dei compensi in questione alla categoria dei redditi di lavoro autonomo. Ai fini in esame, il rapporto che lega il volontario o cooperante all’ONG può quindi essere anche di lavoro dipendente o parasubordinato, fermo restando che la natura del rapporto di lavoro rileva ai fini dell’inquadramento fiscale del reddito che ne deriva e degli adempimenti cui sono tenuti, in qualità di sostituti d’imposta, gli enti che erogano i compensi.

Nel caso oggetto dell’interpello si tratta di soggetti assunti in Italia, titolari di rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato con un’associazione che si occupa di cooperazione in ambito prettamente sanitario, i quali svolgono missioni, più o meno lunghe, all’estero.

Partendo dal presupposto che l’associazione istante sia una ONG “idonea” e che i lavoratori “cooperanti” siano fiscalmente residenti in Italia, l’Agenzia delle Entrate ritiene che la disciplina dei compensi convenzionali, di cui all’art. 54 comma 8-bis del TUIR, possa trovare applicazione in relazione a tutti i periodi, anche se brevi, nei quali l’attività lavorativa di cooperazione sia svolta all’estero, in quanto:
- per espressa previsione normativa, l’imponibile convenzionale si applica “indipendentemente dalla durata temporale e dalla natura del contratto”;
- l’art. 3 del decreto ministeriale 16 dicembre 2015, con il quale sono stati determinati i compensi convenzionali per il personale impiegato all’estero nelle attività di cooperazione internazionale, stabilisce che i compensi convenzionali “sono divisibili in ragione di 26 giornate lavorative, in caso di invio o rientro dall’estero o di cessazione del rapporto nel corso del mese”.

Pertanto, nella particolare ipotesi di attività prestata all’estero e in Italia in modo alternato, per i periodi anche brevi di lavoro prestato all’estero può trovare applicazione la disciplina convenzionale, riproporzionata secondo il criterio stabilito nel riportato art. 3 del DM 16 dicembre 2015, cioè dividendo per 26 l’importo mensile del compenso convenzionale e moltiplicandolo per il numero di giorni di lavoro svolto all’estero.

Tassazione convenzionale per la quota di mensilità aggiuntive

Inoltre, tenuto conto che il CCNL applicato ai lavoratori in questione prevede 14 mensilità, l’Agenzia precisa che la tassazione in base al compenso convenzionale riguarda anche la quota delle mensilità aggiuntive riferibile proporzionalmente ai periodi di lavoro svolto all’estero.
La disciplina di tassazione ordinaria rimane invece applicabile in relazione ai giorni in cui la prestazione lavorativa è svolta in Italia.

L’Agenzia fornisce inoltre le indicazioni per la compilazione della Certificazione Unica, stabilendo che:
- occorre indicare l’ammontare complessivo della retribuzione reale, corrisposta per i periodi di lavoro svolto in Italia, e della retribuzione convenzionale, per i periodi di lavoro svolto all’estero, nonché il numero complessivo dei giorni di lavoro effettuati nel periodo d’imposta e l’ammontare complessivo delle ritenute operate;
- nelle relative annotazioni, in corrispondenza del codice AD, occorre invece riportare la distinta indicazione dello Stato estero e degli importi, delle ritenute e del numero dei giorni corrispondenti ai periodi di lavoro svolto all’estero, per i quali si applica il regime fiscale convenzionale.

TORNA SU