X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Riconosciuto il plafond per i trasferimenti di beni a sé stessi

La conferma è stata fornita in una risposta a interpello della DRE Lombardia

/ Giorgio CONFENTE e Nadia GENTINA

Mercoledì, 7 aprile 2021

x
STAMPA

download PDF download PDF

Con la risposta all’interpello n. 904-1662/2020, l’Agenzia delle Entrate (DRE Lombardia) riconosce il beneficio del plafond IVA agli operatori che realizzano cessioni intra Ue assimilate (cosiddette cessioni “a sé stessi”), non imponibili ai sensi dell’art. 41 comma 2 lett. c) del DL 331/93.

Si tratta dei casi in cui un’azienda invia dei beni in un altro Stato membro dell’Ue, senza contestuale trasferimento della proprietà. Il tema risulta di particolare interesse perché riguarda una platea sempre più estesa di operatori, (anche) per la crescita esponenziale dell’e-commerce, che comporta frequentemente il trasferimento fisico dei beni nel Paese di consumo, prima della vendita, per garantire rapidi tempi di consegna. Inoltre, è la prima volta che l’Agenzia delle Entrate si esprime in termini espliciti sulla legittima costituzione e utilizzo del plafond, nel caso di cessioni assimilate (si veda, sul punto, “Il trasferimento di beni a sé stessi concorre alla formazione del plafond” del 18 gennaio 2021).

Il caso sottoposto all’esame dell’Agenzia delle Entrate è stato il seguente. Una società, esercente attività di commercio al dettaglio di scarpe e abbigliamento sportivo, effettua le vendite anche nei confronti di consumatori finali Ue avvalendosi di una piattaforma e-commerce, che eroga anche servizi di natura logistica. Per garantire una maggiore efficienza e velocità nei tempi di consegna, le merci sono trasferite, in conto deposito, presso i magazzini esteri gestiti dalla piattaforma. I trasferimenti dei beni dall’Italia verso i depositi all’estero, sono stati correttamente documentati mediante emissione di fatture non imponibili, intestate alle partite IVA estere aperte dalla società. Ciò premesso la società ha chiesto all’Agenzia delle Entrate se gli importi indicati nelle fatture emesse per documentare il trasferimento dei beni “a sé stessi” concorrano alla determinazione dello status di esportatore abituale ed alla costituzione del plafond ex art. 8 comma 1 lett. c) e comma 2 del DPR 633/72.

La Direzione regionale per la Lombardia, aderendo alla soluzione proposta dal contribuente, si è espressa positivamente confermando la rilevanza dei predetti importi sia ai fini del conseguimento della qualifica di esportatore abituale, sia per la maturazione del plafond. La Direzione regionale ha rilevato, che l’invio dei prodotti nei magazzini dell’operatore logistico nei Paesi Ue ai fini di stoccaggio, costituisce una operazione soggetta al regime IVA delle cessioni intraunionali assimilate, di cui all’art. 41 comma 2 lett. c) del DL 331/93, confermando le istruzioni impartite con la C.M. n. 13/1994, e con la R.M. n. 237/1995. Sulla base di questa premessa, è stata confermata la rilevanza del trasferimento dei beni, ai fini della maturazione del plafond IVA.

Il legittimo dubbio interpretativo, che ha indotto la società a proporre l’istanza di interpello, deriva dalla considerazione che, nel caso di vendite a sé stessi, non è previsto un “corrispettivo”, termine a cui fa esplicito riferimento l’art. 1 del DL 746/83, che disciplina la costituzione e l’utilizzo del plafond IVA.

Sul punto, la Direzione regionale per la Lombardia è netta nel confermare che tali operazioni rientrano, a pieno titolo, nella determinazione del plafond in virtù dell’assimilazione per legge di dette operazioni alle cessioni intra Ue. A sostegno di tale impostazione, l’amministrazione cita la C.M. n. 13/1994 (§ 17), con la quale è stato chiarito che ai fini della determinazione dello status di esportatore abituale e della formazione del plafond concorrono anche le cessioni intracomunitarie di cui all’art. 41 commi 1 e 2 del DL 331/93 senza operare ulteriori distinzioni. In tal senso deve essere interpretato anche il richiamo di cui al comma 4 dell’art. 41 del DL 331/93 che fissa la rilevanza delle “cessioni” di cui ai commi 1 e 2, ai fini della disciplina e dei benefici del plafond. Questa impostazione risulta in linea anche con la circolare n. 8/2003 dell’Agenzia delle Dogane.

Ciò premesso, nel caso di cessioni intra assimilate, si deve prestare particolare attenzione alla corretta determinazione dei valori indicati in fattura: in assenza di corrispettivo in vendita, assume rilevanza il prezzo di acquisto o di costo dei beni (art. 43 comma 4 del DL 331/93). Infatti, se l’operatore adotta la soluzione (più semplice) di applicare in fattura gli ordinari prezzi di vendita, si potrebbe verificare un indebito utilizzo del plafond, oltre i limiti consentiti, che comporta pesanti conseguenze anche in termini sanzionatori. È pertanto opportuno predisporre e conservare la documentazione idonea a comprovare la corretta valorizzazione degli importi fatturati.

TORNA SU