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Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Meno dubbi sul tax rate test per il regime CFC

Le Entrate commentano il provvedimento sui criteri per determinare la tassazione effettiva estera e la tassazione virtuale domestica

/ Salvatore SANNA

Mercoledì, 7 aprile 2021

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Con i principi di diritto nn. 5, 8 e 9, pubblicati ieri, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sull’applicazione del regime CFC ex art. 167 del TUIR vigente prima dell’introduzione del DLgs. 142/2018.
Tuttavia, si tratta di chiarimenti utili anche ai fini della disciplina attualmente in vigore, in quanto intervengono sul concetto di tassazione nominale estera ed interpretano alcune disposizioni del provv. n. 143239/2016 sul tax rate test per le controllate estere.

Secondo quanto stabilito dal comma 4 dell’art. 167 del TUIR valido dal 2019, infatti, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sono indicati i criteri per effettuare, con modalità semplificate, la verifica di tale test, tra i quali quello dell’irrilevanza delle variazioni non permanenti della base imponibile.

In dottrina, è stato chiarito che l’attuale disposizione non può che riferirsi al provv. n. 143239/2016 anche se è stato emanato per la disciplina in vigore fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018.
In particolare, la prima condizione per l’applicazione del regime CFC in caso di controllo di società estere è rappresentata dalla circostanza che la tassazione effettiva a cui la società non residente è soggetta risulti inferiore alla metà di quella a cui sarebbe sottoposta se fosse residente in Italia (rileva quindi il carico effettivo di imposizione e non quello nominale).

Il test può essere sintetizzato dalla seguente formula: “Tax rate effettivo estero < 50% Tax rate virtuale domestico (Italia)“
Questo confronto si effettua calcolando:
- il rapporto tra imposte sul reddito dovute nello Stato di localizzazione e l’utile ante imposte risultante dal bilancio della controllata che individua il c.d. “tax rate effettivo estero”;
- ed il rapporto tra IRES (+ addizionali) che si pagherebbe sul reddito prodotto dalla controllata applicando le disposizioni del TUIR e l’utile ante imposte risultante dal bilancio della controllata, che rappresenta il c.d. “tax rate virtuale domestico” (Italia).

Il provv. Agenzia delle Entrate n. 143239 del 16 settembre 2016 indica proprio i criteri per determinare con modalità semplificate la tassazione effettiva estera e la tassazione virtuale domestica.
Il principio di diritto n. 5/2021 commenta la lett. g) del § 5.1 del provvedimento, per cui “l’imposizione italiana nei limiti del 5 per cento del dividendo o della plusvalenza, previsto negli articoli 87, comma 1, lettera c) e 89, comma 3, del TUIR, si considera equivalente a un regime di esenzione totale che preveda, nello Stato di localizzazione della controllata, l’integrale indeducibilità dei costi connessi alla partecipazione”.

Al riguardo, si chiarisce che l’art. 166 del Codice tributario lussemburghese, il quale statuisce che l’esenzione totale delle plusvalenze e dei dividendi non possa essere considerato equivalente al regime italiano di tassazione parziale dei suddetti dividendi e plusvalenze.
Infatti, tale normativa prevede che l’indeducibilità dei costi e delle svalutazioni delle partecipazioni trovi applicazione nei soli limiti del reddito esente e che, al momento della cessione della partecipazione, l’eventuale plusvalenza realizzata venga assoggettata a tassazione fino a concorrenza delle eccedenze dedotte. Tale meccanismo di “recapture”, quindi, opera solo nel caso in cui si ceda la partecipazione e a condizione che, da tale cessione, essa realizzi una plusvalenza di ammontare almeno pari a quanto dedotto.

Il successivo principio di diritto n. 8/2021 commenta la lett. d) del § 5.1, secondo cui “sono irrilevanti le variazioni non permanenti della base imponibile, con riversamento certo e predeterminato in base alle legge o per piani di rientro (ad esempio, gli ammortamenti)”.

Si pone quindi riferimento al regime di indeducibilità degli interessi passivi ex art. 96 del TUIR, per il quale gli interessi indeducibili possono essere riportati in avanti ed eventualmente dedotti negli esercizi successivi se si possiedono interessi attivi e/o ROL sufficienti.

Sul punto, si afferma che tale riversamento non può considerarsi “certo e predeterminato”, non solo per quanto concerne l’esercizio di riferimento ma, soprattutto perché in assenza di interessi attivi o di ROL capienti tale eventualità potrebbe non verificarsi mai. Quindi, tale variazione in aumento deve essere considerata rilevante ai fini della verifica del tax rate virtuale domestico.

Determinazione del livello nominale di tassazione

Il chiarimento contenuto nel principio di diritto n. 9/2021, invece, potrebbe essere applicabile all’attuale disciplina in materia di dividendi black list, la quale ricomprende anche gli utili provenienti da partecipate non controllate il cui livello di tassazione nominale è inferiore al 50% di quello italiano (art. 47-bis, comma 1, lett. b) del TUIR).

Sul concetto di “livello nominale di tassazione”, il principio di diritto osserva che, dal lato estero, rilevano le sole imposte sul reddito delle società, ponendo riferimento, qualora esistente, alla Convenzione per evitare le doppie imposizioni vigente con lo Stato di volta in volta interessato.

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