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Martedì, 30 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Legittima la perquisizione dell’auto aziendale senza autorizzazione del P.M.

Nel veicolo, a uso promiscuo del direttore dello stabilimento, era stata rinvenuta contabilità parallela

/ Alice BOANO

Giovedì, 25 novembre 2021

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Deve essere considerata legittima la verifica fiscale riguardante la perquisizione in una autovettura aziendale, utilizzata ad uso promiscuo da un dipendente, in assenza di autorizzazione da parte del Pubblico Ministero.
Ad affermarlo la Corte di Cassazione con la pronuncia n. 36474 depositata ieri, 24 novembre 2021.

La verifica fiscale prendeva le mosse da un’ispezione in uno stabilimento aziendale, alla quale era seguita un’ispezione dell’autoveicolo intestato alla società concesso ad uso promiscuo (di servizio e personale) al direttore dello stabilimento. Nel bagagliaio erano state rinvenute delle pen drive (chiavette USB) al cui interno, a loro volta, era stata trovata della contabilità “parallela” rispetto alle intere scritture contabili, con indicazione anche linguistica di tale doppia contabilità, attraverso l’aggiunta della sigla “bis” (ad esempio, conto/divani bis.... salotti-bis).

La norma di cui si discute l’applicazione è l’art. 52 del DPR 633/72 (utilizzabile anche per le imposte sui redditi in ragione del rinvio ai sensi dell’art. 33 del DPR 600/73), in forza della quale l’Amministrazione finanziaria può eseguire accessi e ispezioni in ogni luogo, ivi comprese le autovetture. 
I giudici di legittimità si sono, innanzitutto, chiesti se, nel caso di perquisizione di un’autovettura, la stessa possa essere assimilata ai “locali destinati all’esercizio di attività commerciali” o se, invece, debba essere ritenuta “locale diverso”.

Per l’accesso nei locali destinati all’attività commerciale, infatti, è sufficiente l’ordine di servizio, per l’accesso in “locali diversi” da quelli di esercizio dell’attività (in sostanza il domicilio del contribuente) necessita la previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica (sempre che ricorrano gravi indizi di violazioni) e, infine, nei locali adibiti ad uso promiscuo è ancora una volta necessaria l’autorizzazione del P.M. ma senza gravi indizi.

In passato la Suprema Corte aveva ritenuto illegittimo l’avviso di rettifica fondato su documentazione reperita all’interno di un’autovettura di un dipendente del contribuente, sottoposta a controllo senza autorizzazione del P.M., ancorché tale documentazione fosse stata consegnata spontaneamente (Cass. 8 novembre 1997 n. 11036).

La Cassazione dà, tuttavia, atto della posizione che ritiene valida, in assenza dell’autorizzazione, la verifica nell’automobile condotta dall’amministratore della società il cui utilizzo era riferibile all’attività della società stessa (Cass. 3 luglio 2003 n. 10489 e Cass. 5 febbraio 2011 n. 2804) e, allo stesso modo, la verifica sull’auto del fratello dell’amministratore utilizzata per fini imprenditoriali (Cass. 13 maggio 2011 n. 10590).

Auto nel parcheggio aziendale in orario lavorativo

Ritenendo più convincente quest’ultima tesi, la Cassazione ritiene valida la verifica senza autorizzazione del P.M., portando all’attenzione ulteriori circostanze: l’auto era intestata in via esclusiva alla società, si trovava proprio nel parcheggio della società ed era utilizzata, in quel frangente, dal direttore dello stabilimento per recarsi al lavoro. Trattandosi pure di utilizzo promiscuo, sia per l’attività lavorativa che per la vita privata, al momento della perquisizione degli organi accertatori, l’auto era utilizzata a fini lavorativi tanto da trovarsi parcheggiata, in orario di lavoro, all’interno dello stabilimento della società.

Anche il contesto nel quale il mezzo di trasporto si trovava, dunque, porta a deporre a favore della legittimità della perquisizione, escludendo inoltre che lo stesso potesse essere considerato “domicilio” o luogo ad esso equiparabile, trattandosi di spazio privo dei requisiti minimi necessari per potervi soggiornare per un apprezzabile periodo di tempo e nel quale non si compiono atti caratteristici della vita domestica (Cass. 6 maggio 2013 n. 19375).

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