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Domenica, 16 giugno 2024

LETTERE

Alle richieste di autotutela seguono risposte Civis insoddisfacenti o silenzio

Venerdì, 10 maggio 2024

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Gentile Redazione,
era ora di dare voce alla categoria e di questo ringrazio il nostro Presidente.
Da un paio di anni almeno si scontrano due interessi: da un lato quello dei professionisti che tutelano i contribuenti e dall’altro quello dei dipendenti dell’Agenzia Entrate che lamentano carenze e deficit di organico.

Le cose si sono complicate per almeno due motivi: le permanenti e irrevocabili chiusure COVID e l’utilizzo sempre più massivo di automatismi informatici.
Le prime hanno reso impossibile un dialogo con l’Agenzia delle Entrate diverso da quello basato su scansioni, firme digitali, ecc.; è più facile trovare sulla mappa l’isola che non c’è di Peter Pan piuttosto che un Ufficio nelle immediate vicinanze disposto a ricevere.
Per quale ragione gli uffici non possono riaprire al pubblico?

Il secondo motivo è l’uso degli automatismi informatici. Una lotta impari. Da questa parte della scrivania siamo sommersi di documenti sfuggiti al controllo dell’operatore e inviati massivamente a professionisti che cercano di fermare l’onda a mani nude.

Arrivate le comunicazioni fermiamo tutto: ci affrettiamo, sentiamo il contribuente, facciamo ricerche, apriamo faldoni e finalmente, sciolta la riserva e accertata la ragione per il contribuente, presentiamo un CIVIS o un’autotutela.

A ciò segue la risposta CIVIS insoddisfacente o il silenzio assoluto prolungato rispetto alle nostre PEC travestite da messaggi nella bottiglia di SOS.
Che fare? Attendere la scadenza del termine per il ricorso? Far consolidare la pretesa perché sicuri che l’autotutela, un giorno non troppo lontano, sarà accolta? Oppure si presenta un ricorso cautelativo?

Dall’altra parte della scrivania il funzionario che può lavorare in smart working, ignorare la PEC e i termini che invece agli altri tolgono il sonno. Il tutto in assenza di responsabilità perché, se dobbiamo fare un ricorso per evitare azioni di risarcimento dal cliente e che spirino i termini consolidando la pretesa, nessuna conseguenza avrà invece quel funzionario per non aver dato seguito tempestivamente a una richiesta di riesame e correzione ove questa dovesse risultare fondata da pronuncia giudiziale.


Alessandro Capozziello
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Varese

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