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PROFESSIONI

I redditi dei commercialisti seguono la crescita dell’economia locale

Una ricerca della FNC spiega il rapporto tra territorio e professionisti, in un contesto di costante espansione per la categoria

/ Savino GALLO

Martedì, 26 maggio 2026

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Una professione in forte crescita, ma profondamente legata alle caratteristiche economiche dei territori. È quanto emerge dalla ricerca “I redditi dei commercialisti. Un’analisi territoriale tra convergenza, cluster analysis e modellazione econometrica”, realizzata dalla Fondazione nazionale di categoria e pubblicata ieri.

L’analisi, basata sui dati provinciali relativi al periodo 2007-2023, evidenzia che i redditi dei commercialisti dipendono soprattutto dalla struttura produttiva locale. Le province con sistemi produttivi più complessi, maggiore presenza di imprese e più elevato valore aggiunto pro capite registrano redditi più alti. Centrale, in questo senso, il concetto di “densità della clientela potenziale”, cioè il rapporto tra addetti delle imprese e numero di commercialisti presenti sul territorio: più imprese e lavoratori ci sono per ogni professionista, maggiori sono le opportunità di reddito.

Nel complesso, i redditi della categoria sono cresciuti in modo significativo. Nei 16 anni considerati, il reddito medio è aumentato del 34,8%, superando la crescita del Pil pro capite nazionale (+30,7%). Ancora più marcato l’aumento del reddito complessivo, cresciuto del 68,6%, sostenuto anche dall’incremento degli iscritti alle casse previdenziali (+27%).

Le differenze tra Nord e Sud permangono rilevanti: nel 2023 il reddito medio dei commercialisti del Nord era di 105.591 euro, mentre al Sud si fermava a 45.006 euro. Secondo la ricerca, però, il semplice schema Nord-Sud non basta più a spiegare le dinamiche reddituali. Attraverso l’applicazione di modelli econometrici e cluster analysis emerge, infatti, un fenomeno definito “club convergence”: le province italiane vengono raggruppate in “cluster”, cioè gruppi di territori economicamente simili, ma non necessariamente vicini geograficamente.

Lo studio ne individua 4: il primo cluster comprende i grandi poli a forte complessità economica. Vi rientrano province come Milano, Bolzano, Trento e Bergamo, caratterizzate da economie avanzate, elevata densità imprenditoriale e forte domanda di consulenza professionale specializzata, dove non a caso i redditi dei commercialisti raggiungono i livelli più elevati. Il secondo raccoglie province solide e stabili del Centro-Nord, legate alla manifattura diffusa e ai distretti produttivi, come Brescia, Reggio Emilia, Lecco o Treviso. In questi territori i redditi restano elevati, anche se con dinamiche di crescita più moderate rispetto al passato.

Il terzo cluster include territori intermedi, caratterizzati da redditi medio-bassi ma da tassi di crescita significativi. La ricerca parla di province con redditi intorno ai 36 mila euro medi e incrementi vicini al 50%. Tra gli esempi figurano Bari, Lecce, Pescara, Ragusa e Ascoli Piceno, territori che stanno mostrando segnali di rafforzamento economico e professionale. Nel quarto cluster, invece, rientrano le aree strutturalmente più fragili del Mezzogiorno periferico, come Reggio Calabria, Crotone, Vibo Valentia, Cosenza e Foggia. Qui i redditi restano i più bassi d’Italia, ma alcune province mostrano tassi di crescita particolarmente elevati, segnale di un parziale recupero.

La ricerca evidenzia, infatti, che il Mezzogiorno sta crescendo più rapidamente rispetto al Nord. Tra il 2007 e il 2023 il reddito medio dei commercialisti del Sud è aumentato del 49,5%, contro il +32,1% registrato nel Nord (il gap si è così ridotto dal 62,3% del 2007 al 57,4% del 2023). Alcune regioni meridionali, come Puglia, Calabria e Campania, mostrano incrementi dei redditi professionali superiori rispetto alla crescita del Pil locale, segno di un rafforzamento progressivo del mercato professionale.

I territori dove si registrano i redditi medi più elevati sono anche quelli in cui le differenze generazionali e di genere sono più marcate. Il gender pay gap, che a livello nazionale è in lieve riduzione (42,9%; 93.987 il reddito medio degli uomini euro, 53.684 quello delle donne), raggiunge le punte più alte nei mercati professionali più competitivi e strutturati (ai primi posti le Province di Genova, Bolzano e Imperia).

Stesso discorso per il gap generazionale, pur in forte calo rispetto al 2007 (dal 64,7% al 49,3, oltre 86 mila euro per gli over 60, quasi 44 per gli under 40). Nei mercati più forti, dove conta anzianità, reputazione e solidità dello studio, la forbice si allarga, in quelli meno strutturati è più stretta. Prova ne sia Vibo Valentia, dove i redditi degli under 40 risultano addirittura superiori a quelli degli over 60, a dimostrazione anche di un ricambio professionale più rapido.

“In questi anni – commenta il Presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio – siamo cresciuti molto, ora è il momento di riorganizzarsi, non semplicemente per difendere le posizioni, ma, soprattutto, per continuare a rendere sostenibile la continua espansione che ha caratterizzato fino ad oggi la nostra evoluzione. Per farlo, è necessario restare ancorati alla realtà produttiva, anticipando le sfide anziché subirle, restando protagonisti dello sviluppo del Paese, puntando sulla qualità della prestazione professionale e, quindi, in modo particolare sulla formazione e sull’innovazione continua”.

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