Bollo dovuto ogni anno sul libro giornale informatico
Il computo delle 2.500 registrazioni o frazioni di esse va effettuato in modo autonomo per ogni singolo periodo d’imposta
Con la risposta a interpello n. 144, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate è tornata sulle modalità di determinazione dell’imposta di bollo nell’ipotesi in cui i registri contabili siano tenuti in modalità informatica, con precisazione dei criteri per il computo della soglia delle 2.500 registrazioni.
Rispetto ai registri contabili, l’imposta di bollo è dovuta sul libro giornale e sul libro degli inventari, con esclusione degli altri libri e registri prescritti dalle norme tributarie. Le modalità di determinazione dell’imposta sono differenti in base alla modalità con cui sono tenuti i registri.
Per i registri su supporto cartaceo o tenuti con sistemi meccanografici e trascritti su supporto cartaceo, l’imposta di bollo è dovuta, in base all’art. 16 lett. a) della Tariffa Parte I allegata al DPR 642/72, ogni 100 pagine o frazione di esse, nella misura di 16 euro, per le società di capitali che versano in misura forfetaria la tassa di concessione governativa, oppure di 32 euro, per tutti gli altri soggetti.
Se la contabilità è tenuta su supporto cartaceo, l’imposta di bollo è assolta (artt. 3 del DPR 642/72 e 16 Parte I della Tariffa allegata al DPR 642/72):
- prima che il registro sia posto in uso, ossia prima di effettuare le annotazioni sulla prima pagina, o su un nuovo blocco di pagine (risposta interpello Agenzia delle Entrate 17 maggio 2021 n. 346);
- mediante apposito contrassegno, oppure mediante modello F23 utilizzando il codice tributo 458T.
Per i registri tenuti in modalità informatica, in base all’art. 6 comma 3 del DM 17 giugno 2014, l’imposta di bollo è dovuta ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse, nelle misure precedentemente indicate (16 o 32 euro). Secondo l’indicazione che era stata fornita dalla ris. Agenzia delle Entrate 9 luglio 2007 n. 161 con riferimento all’abrogato DM 23 gennaio 2004, la cui attualità è stata confermata con riguardo alla disciplina vigente anche dalla risposta a interpello 20 febbraio 2025 n. 42, per registrazione deve intendersi ogni singolo accadimento contabile, a prescindere dalle righe di dettaglio. Dunque, se si guarda al libro degli inventari, per accadimento contabile deve intendersi la registrazione relativa a ciascun cespite, mentre per il libro giornale il concetto di registrazione va riferito a ogni singola operazione rilevata in partita doppia, a prescindere dalle righe di dettaglio interessate.
Se la contabilità è tenuta in modalità informatica, l’imposta di bollo relativa agli atti, ai documenti e ai registri emessi o utilizzati durante l’anno è versata (art. 6 commi 1 e 2 del DM 17 giugno 2014):
- con modalità esclusivamente telematica, mediante modello F24, utilizzando il codice tributo “2501”;
- in unica soluzione;
- entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
Delineato il quadro normativo di riferimento, il quesito oggetto dell’istanza di interpello riguarda le modalità di computo delle 2.500 registrazioni con riguardo al libro giornale, ossia se il conteggio delle stesse debba considerarsi unitario e progressivo, cumulando le registrazioni tra anni diversi fino al raggiungimento della suddetta soglia, oppure se il calcolo debba considerarsi autonomo per ogni singolo periodo d’imposta, con conseguente azzeramento del conteggio e versamento almeno dell’imposta minima per ogni anno solare, a prescindere dalle righe residue dell’anno precedente.
L’istante riteneva applicabile il primo criterio, ossia calcolando le 2.500 registrazioni su diversi esercizi, analogamente a quando avviene per i registri tenuti su supporto cartaceo. Con questa impostazione, se nell’anno N+1 venissero effettuate sul libro giornale 1.500 registrazioni, occorrerebbe versare 16 euro di imposta; se nell’anno N+2 venissero effettuate ulteriori 800 registrazioni (totale progressivo 2.300), non si dovrebbero effettuare ulteriori versamenti in quanto le registrazioni dell’anno N+2 risulterebbero già coperte con il versamento dell’anno precedente.
Di diverso avviso l’Agenzia, secondo la quale l’espressione dell’art. 6 comma 3 del DM 17 giugno 2014 “ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse” attribuirebbe autonoma rilevanza anche a un numero di registrazioni inferiore alla soglia di 2.500. Conseguentemente, se nel corso dell’esercizio il libro giornale è utilizzato per registrare un numero di operazioni costituenti una frazione della soglia di 2.500 registrazioni, il presupposto impositivo sarebbe comunque soddisfatto e il relativo importo sarebbe dovuto per l’esercizio di riferimento, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
In sostanza, ai fini dell’imposta di bollo dovuta sul libro giornale tenuto in modalità informatica, il computo delle 2.500 registrazioni o frazioni di esse va effettuato in modo autonomo per ogni singolo periodo di imposta, interrompendosi alla chiusura del singolo esercizio.
A giudizio dell’Agenzia, la diversa impostazione rispetto alla tenuta cartacea dei registri trova giustificazione nel testo stesso della disposizione che fa dipendere il presupposto impositivo dall’uso del registro durante l’anno mediante le relative operazioni di registrazione.
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