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LETTERE

«Salvare» il Garante del contribuente sarebbe un atto di educazione civica

Mercoledì, 23 ottobre 2013

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Egregio Direttore,
purtroppo, non conosco molte persone capaci di scrivere le seguenti parole: “Dalla Valle d’Aosta, interpretando le intenzioni di altri colleghi d’Italia, desidero affermare che se il problema di depennare le nostre figure riposa nella diminuzione della spesa pubblica (che io ritengo necessaria), personalmente sono disponibile, qualora il citato articolo venga modificato, a esercitare la mia funzione, al servizio delle istituzioni e della gente, a titolo gratuito e senza oneri per l’amministrazione pubblica”. A scriverle è il professor Orlando Formica, Garante del contribuente della Valle d’Aosta, concludendo le proprie osservazioni relative alla previsione contenuta nel Ddl. di stabilità 2014, che sancisce, a decorrere dal 1° gennaio 2014, ove confermata, l’assorbimento della funzione del Garante del contribuente in capo al Presidente della C.T. Reg. (si veda “Con la legge di stabilità, «in pericolo» la figura del Garante del contribuente”).

Diversi anni addietro, nel nostro Paese, nelle scuole medie e superiori (oggi, rispettivamente, scuole secondarie di primo e secondo grado), si insegnava l’educazione civica, due ore obbligatorie al mese delegate al professore di storia. Una materia – voluta e introdotta nel 1958 da Aldo Moro, Ministro della Pubblica istruzione dal febbraio 1957 al maggio 1959 – improvvisamente e sconsideratamente soppressa durante l’anno scolastico 1990/91. L’educazione civica è lo studio delle forme di governo di una determinata cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, ovvero ai loro imprescindibili doveri e ai loro sacrosanti diritti, nonché alla gestione e al modus operandi dello Stato. Nell’ambito di una determinata cultura politica o tradizione etica, come recitano pressoché tutte le fonti didascaliche, l’educazione civica si transustanzia, fondamentalmente, nell’educazione dei cittadini.

Ebbene, se ancora esistesse quella materia d’insegnamento, la prefazione dei libri di testo, personalmente ritengo, dovrebbe riportare le citate parole del Garante Formica in grassetto. Parole che racchiudono un elevato senso civico e una commovente etica dello Stato e della funzione esercitata. Quale migliore forma di educazione dei cittadini e quale modo migliore per (ri)avvicinare le persone alle istituzioni e alla necessaria fiducia che in esse bisognerebbe riporre?
Leggendo l’affermazione in parola, mi è tornato il mente il “mito della caverna” di Platone ed è inutile dire a chi assocerei, in questo preciso contesto, il ruolo metaforico dei prigionieri incatenati.

L’auspicio è, ovviamente, quello che tale previsione venga espunta dal testo del disegno di legge. In Italia vi sono tante Autorità Garanti ed il Garante del contribuente, onestamente, non mi sembra sia quella più “inutile” tra tutte le esistenti e, pertanto, non si capisce la logica che sta conducendo ad una sua fattuale soppressione. O meglio, la logica che se ne può trarre per presunzioni, o successive approssimazioni, è inaccettabile e inqualificabile, mirata ad azzerare i diritti dei contribuenti, lasciando sulle loro spalle solo il peso dei doveri.

Quale alternativa, nella ricerca delle cause di tale soppressione, vi sarebbe? Questione di costi? Ma non scherziamo. Suggerirei di andare a vedere quanto costano certi impianti burocratici di talune Autorità e, in particolare, a quanto ammontano i compensi percepiti dai relativi Presidenti, in confronto gli emolumenti lordi dei Garanti del contribuente sembrano quelli di un dirigente del Burkina Faso. Perché, allora, non ridurre significativamente costi faraonici e compensi delle varie Autorità, magari uniformandoli il più possibile tra loro, lasciando in vita, come è giusto che sia, l’avamposto a presidio dei diritti dei soggetti che, con il pagamento delle imposte e delle tasse, mantengono in vita la macchina dello Stato?

Pienamente concorde con chi sostiene che l’educazione civica sia, oggi, la sola rivoluzione coerente. La coerenza è l’attitudine a non contraddire ciò che si è fatto o ciò che si è detto. La cultura dell’etica civica deve, quindi, illuminare con coerenza il percorso dei cittadini in una società civile.
Grazie al professor Orlando Formica. Grazie per averci fatto capire che da qualche parte, seppur nelle acque tempestose in cui stiamo navigando, la cultura dell’etica civica ancora esiste.


Marco Cramarossa
Dottore Commercialista in Bari

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