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Mercoledì, 26 settembre 2018 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

Per il successo della fattura elettronica, automatismi e scarto da rivedere

Sabato, 7 luglio 2018

Caro Direttore,
i sostenitori della fatturazione elettronica puntano molto sull’argomento legato all’efficientamento dei processi amministrativi e contabili, tale da portare alla “liberazione di risorse”.
Curiosamente, tuttavia, questo sviluppo tecnologico non ha trovato terreno fertile in quei Paesi che, notoriamente, sono all’avanguardia sia sulle tecnologie informatiche che sui temi dell’efficienza. Invece, trova molto consenso proprio in quei Paesi dove tali aspetti sono tendenzialmente meno sviluppati.
Dal che si desume che il vero “motore” della fatturazione elettronica non è l’efficientamento dei processi, ma il controllo massivo al fine di combattere l’evasione fiscale. Fine certamente corretto, ma diverso.

Ebbene, è mio convincimento che perché l’operazione abbia successo si rivedano alcune disposizioni, ricordandosi che lo scopo principale della fattura non è quello fiscale ma quello commerciale.
Esamino alcune questioni importanti.

Stando al modello organizzativo che si va affermando (come ricorda il collega Bracciali nella sua lettera, “Per la prima volta nella storia, la fattura del cliente sarà ricevuta prima dal commercialista che non dal cliente”, si veda “L’e-fattura è una sfida, può spingerci verso nuove aree di business”), succederà che il professionista vedrà le fatture d’acquisto del cliente prima di lui e, utilizzando automatismi già operativi, proceda automaticamente alla loro registrazione contabile.
Tuttavia, essendo la fattura in primis un documento commerciale, sarebbe imprudente procedere in tal modo. Le fatture ricevute potrebbero essere errate nel contenuto descrittivo, negli importi, o addirittura radicalmente false, sicché la registrazione automatica trasformerebbe il consulente in un amministratore di fatto, con tutte le responsabilità civili (e fiscali) del caso.

È invece consigliabile (per me doveroso) che la decisione su cosa registrare e cosa no venga presa dal cliente, sia pure attraverso decisioni di tipo massivo (taluni fornitori potrebbero essere sempre autorizzati, altri no).
Questo passaggio amministrativo oggi è invisibile al professionista: riceve già le sole fatture vagliate dal cliente e quindi non deve gestire la problematica se registrarle o meno, né il flusso di comunicazione a ciò correlato.

Vedendola così, salta all’occhio come il flusso indotto da tali automatismi sia innaturale e presumibilmente foriero di un aumento del lavoro non professionale ma di una certa responsabilità, aumentando i casi di attrito tra cliente e consulente.

Ad esempio, ricevute le fatture, il consulente le rende disponibili al cliente, che però non le approva. Il consulente manda un primo sollecito (automatico) senza risultato (il cliente si abitua all’automatismo e il messaggio gli passa inosservato), Risollecita automaticamente e non ottiene risposta. Al terzo sollecito, magari stavolta più personalizzato, alza bandiera bianca: quindi non registra. A quel punto il cliente si lamenterà perché si è ritrovato a debito d’imposta quando “si doveva capire” che quelle fatture non erano anomale e potevano essere registrate.
Ma può anche succedere che il cliente autorizzi la registrazione proprio a ridosso della scadenza IVA o il giorno stesso (e qui bisognerebbe premurarsi di avere la prova della data di autorizzazione e un invio di un “alert” al consulente per informarlo dell’avvenuta approvazione, onde evitare che gli sfugga), con tutte le conseguenze relazionali del caso.

Quanto agli automatismi di registrazione non sarà tutto così scontato. Non tutte le fatture per le stesse prestazioni si registrano nello stesso modo: in presenza di una contabilità industriale il medesimo bene o servizio potrebbe dover essere imputato a centri di costo diversi – informazione che difficilmente sarà inserita dal fornitore e/o gestita dal formato standard. Senza contare il caso dei ratei/risconti anche infrannuali per esigenze di reportistica mensile.

La seconda questione è il fenomeno dello scarto, che come oggi concepito determina la “non avvenuta emissione” della fattura. Considerate le implicazioni commerciali, a mio avviso l’eventuale difformità rispetto alle aspettative dell’Agenzia non deve determinare uno scarto, che comporta il mancato inoltro alla controparte commerciale, ma solo un avvertimento di errore, con il suggerimento di intervenire per la sua rimozione. Lo scarto vero e proprio (che determini la “non emissione”) dovrebbe essere riservato ai soli casi estremi di assenza di dati del destinatario o di illeggibilità del file, ma non certo per non condivisione del contenuto della fattura o dell’esposizione dell’imposta.

Dovrebbe infine essere prevista una procedura d’emergenza – sul tipo del registro manuale dei corrispettivi in caso di malfunzionamento del registro di cassa. Non è pensabile che in presenza di guasti informatici o hardware si possa incorrere involontariamente in sanzioni di tipo tributario o avere conseguenze commerciali non volute.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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