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Lunedì, 17 febbraio 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Sono interessato all’immagine della categoria senza prese di posizione

Venerdì, 20 dicembre 2019

Gentile Redazione,
leggo l’articolo di Savino Gallo e volutamente rompo un silenzio (mai, però, da assimilarsi all’indifferenza) che dura da forse più di un anno: “Di Russo non è più Vicepresidente del CNDCEC”.
Esprime l’accaduto. Forse... Forse sì o forse no. Non è dato sapere.
Non conosco i contenuti sottesi a un ascolto storico, diretto e attento (aggiungo: e fors’anche intimamente foriero di visione critica) di “entrambe le campane”. Non conosco cosa abbia indotto il Consiglio nazionale verso tale scelta.

Ho letto la lettera nella quale si chiedeva al Presidente nazionale (e ai Consiglieri) di “mantenere inalterato l’attuale assetto del CN”. Ne sono profondamente convinto. Prescindendo da questo o quell’altro motivo che hanno spinto il Consiglio a votare in tal senso. Se questa scelta è stata assunta, è la giusta scelta.
Però non so. Non è dato sapere, tantomeno conoscerne i motivi più reconditi. E se questa, come è, è la condizione di partenza del mio ragionamento, non posso esprimermi.

Non sono interessato a quella che è definita attività “strumentalmente denigratoria nei confronti del Consiglio nazionale” (secondo il Presidente Miani, ndr). Condotta, secondo l’articolo, da parte degli Ordini territoriali già impegnati nella campagna elettorale.
Non sono interessato, perché sarebbe come entrare in casa d’altri chiedendo di spostare il mobilio.
Non sono interessato perché rifuggo da qualsiasi forma di gossip non supportato da “fatti” e da visioni complete, in ogni sfaccettatura, approfondite.
Non sono interessato perché nessuno, prima d’ora, mi ha spiegato, comunicato, informato. Non ieri, quando necessitava veicolare la lettera, ma da almeno tre anni.
Partecipando così attivamente, con la coscienza di chi riveste un ruolo, alla massima espressione della politica di categoria. Con consigli, idee, frequentazioni. Indipendentemente dalle scelte fatte all’interno dell’urna tre anni or sono.

Sono interessato, invece, all’immagine della categoria e anche stanco di sentir parlare di “autorevolezza”. Di tale concetto non si parla, l’autorevolezza non si chiede... è naturalmente tributata dall’esterno, se meritata.
Sono interessato a una immagine specchiata, compatta, unita, aperta a tutte le visioni e a tutte le critiche. Senza prese di posizione e senza mostrare i muscoli. Si badi: da entrambi i lati (quello della lettera a sostegno del Vicepresidente e quello derivante dalla delibera di CN in tema di rimpasto).
Una categoria unita composta da colleghi che, pacatamente, ascoltano le istanze di tutti. Un Presidente ha questo obbligo. Ha radici profonde nel concetto stesso di “rappresentanza”.

E aggiungo: la lettera secondo la quale gli Ordini assumevano le difese del Vicepresidente, da quando pervenuta, non è mai stata percepita, da chi scrive, in questo senso.
Per due ordini di ragioni.
La prima: il Vicepresidente, in quanto tale, non necessitava di alcuna difesa da parte di nessuno. Un Vicepresidente di una categoria deve saper assumere le proprie difese autonomamente all’interno di qualsiasi consesso. Tantopiù se, nel caso di specie, lo stesso non ha intrattenuto alcun rapporto, nel tempo, con l’Ordine.
La seconda: numerosi i passaggi della lettera da focalizzare e sui quali ho prestato esclusiva attenzione, sul prosieguo dell’attività del Consiglio nazionale, sul cercare di non generare traumi nella categoria che sarebbero stati mediaticamente evidenziati con ovvii riflessi su quella compattezza categoriale tanto auspicata.

Il resto della lettera, per quanto mi riguarda, era soltanto una richiesta di “non spostare i mobili in casa altrui”, peraltro non avendoli nemmeno visionati.
Richiesta alla quale, nel mio specifico caso, non potevo attribuire maggior peso di un chiacchiericcio da spogliatoio, il quale, se non supportato da fatti e notizie provenienti dai diretti interessati, resta in un limbo di incertezza e, quindi, non degno di riflessione.

Non ho interesse alcuno circa l’esito del “rimpasto” o di come le adunanze del Consiglio nazionale vengano condotte. Così come, di contro, nessuno mai dovrà permettersi di elargire lezioni di educazione a me e ai miei Consiglieri.
Ho a cuore esclusivamente l’esito finale. I risultati che saranno conseguiti. I fatti.

Rispetto qualsiasi scelta dell’Organo supremo di categoria.
Giudicheremo al termine del mandato disponendo (mi auguro) delle giuste, necessarie e doverose informazioni, dei programmi elettorali, dei candidati. Sbaglierò, ma mi sembra di ricordare che la definizione giusta sia “libero arbitrio”.
Solo in quel momento potremmo capire.
Forse, e sottolineo nuovamente il “forse”, potremmo anche percepire la bontà di una scelta del genere.

A dimostrazione che: non sapendo, non si può dire.
Fino a quel momento disponiamo solo di un pulviscolo di informazioni.


Gianluca Tartaro
Presidente ODCEC Tivoli

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