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Sabato, 22 gennaio 2022 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Creiamo un osservatorio permanente sui fenomeni criminosi

/ REDAZIONE

Lunedì, 1 giugno 2020

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Come molti colleghi, ho assistito alla performance di Roberto Saviano ospite a “Che tempo che fa” ed ho seguito le comprensibili polemiche che ne sono seguite, anche condividendo l’indignazione della categoria per l’attacco gratuito.

Ricordo però che Saviano non è nuovo ad uscite sensazionali di questo genere.

Nel 2010, ospite del Festival dell’Economia di Trento, Saviano se ne uscì con accuse rivolte – allora – al mondo dell’agricoltura trentina, in particolare denunciando le infiltrazioni mafiose nel settore delle mele della Val di Non. Anche in quell’occasione seguirono levate di scudi e indignazione generalizzata. Poi la Procura fece le proprie verifiche e sentì Saviano per circostanziare i fatti; e lui spiegò che le sue dichiarazioni «volevano avere un effetto choc di sensibilizzazione e allarme rispetto al significato prettamente documentale e giornalistico offerto l’indomani dalla stampa locale che, fra l’altro, titolava “I mafiosi sono qui tra le mele del Trentino”» . Insomma, non ne uscì nulla di concreto.

E ancora nel 2013, intervistato dal quotidiano Il Trentino, Saviano aveva affermato che “Le aziende in crisi vengono avvicinate nel solito modo: il commercialista consiglia al cliente di far entrare come soci altri imprenditori che sono vicini alle organizzazioni criminali, ma il cliente questo lo ignora. In genere i commercialisti consigliano questo percorso quando i crediti dalle banche non arrivano più. È così che si consente alle mafie di entrare nelle aziende in crisi. Spessissimo è il commercialista, quindi un uomo di massima fiducia, a fare da anello, da tramite e collegamento con gli uomini dei clan che prima entrano come soci per poi diventare gli effettivi proprietari dell’azienda.” Anche in quella occasione il questore di Trento spiegò che “l’attenzione è alta, ma che ci sono gli anticorpi”.

Benché sia comprensibile la difesa della categoria a suon di indignazione e querele, credo tuttavia che i vertici della nostra categoria dovrebbero rispondere alle generalizzate diffamanti accuse mosse da Saviano ai commercialisti con i dati. I dati, i numeri, sono incontrovertibili.

Ricordo quando, giovane studentessa di dottorato in Criminologia, mi stavo occupando di riciclaggio in Italia, in particolare del legame esistente tra variabili legislative, economiche e socio-culturali e i meccanismi di riciclaggio. Si faceva un gran parlare del ruolo dei professionisti, avvocati e commercialisti in primis, talvolta anche i notai, quali “facilitatori” del fenomeno. Dalla mia ricerca, basata sullo studio di casi investigativi e giudiziari di riciclaggio in Italia, non emerse alcuna condanna di professionisti per questo reato. In quindici anni forse le cose si sono evolute: i numeri sono cambiati? E fino a che punto? È doveroso saperlo.

Questo per dire che è giusto indignarsi di fronte alle “uscite sensazionali”, ma è soprattutto opportuno opporre i dati, reali e circostanziati; quelli che Saviano non ha fornito.

Colgo quindi l’occasione per lanciare al Consiglio Nazionale una proposta operativa. Considerato che la nostra categoria è spesso associata a fattispecie di reato legate alla criminalità organizzata, potrebbe essere opportuno, finanche doveroso, monitorare il fenomeno attraverso l’istituzione di un Osservatorio permanente. In questo modo si raggiungerebbero due obiettivi: da un lato, essere in grado di rispondere in tempo reale alle eventuali accuse/illazioni mosse alla categoria; dall’altro, offrire - dati alla mano - la vera immagine della nostra categoria.

La parte “sana” dei commercialisti non potrà che ringraziare.

Silvia Decarli
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Trento e Rovereto

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