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Lunedì, 13 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

OPINIONI

È il momento delle scelte coraggiose

Etica, tutela delle competenze e una chiara visione del futuro. Così ripartiranno i commercialisti

/ Edoardo GINEVRA

Sabato, 6 giugno 2020

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Pubblichiamo l’intervento di Edoardo Ginevra, Presidente AIDC Milano

Arriviamo a questo mese di giugno dopo settimane molto difficili dove sono state (e sono) in gioco la salute, il lavoro, la serenità familiare e lavorativa di chi ha dedicato al proprio studio tanti anni di sacrifici, insieme ai collaboratori e ai dipendenti ma anche di chi, giovane collega fino a ieri impegnato nel lancio della propria carriera, oggi si trova in immediata e imprevista difficoltà.
Un’incertezza destinata a segnare anche il prossimo futuro e sottoposta a due variabili fondamentali: il ritorno di un’ondata significativa di contagi e l’efficacia delle politiche che saranno messe in atto.

Per questo occorrono, a tutti i livelli, pensieri e azioni straordinarie. Le linee di pensiero e di azione “pre COVID” non bastano più. Che sia possibile lo testimonia la recente azione della Commissione europea che con il Recovery Fund ha dimostrato di saper agire con determinazione e chiarezza di intento verso obiettivi qualche mese fa difficilmente immaginabili.

A chi ha responsabilità di categoria è richiesto coraggio nelle scelte da fare in vista della ripresa economica, che quando arriverà dovrà trovare una professione pronta, attrezzata a raccogliere tutte le sfide che il mercato le offrirà.
Le decisioni assunte o non assunte oggi saranno determinanti per il presente e porranno le basi per la nostra professione di domani.

Il compito non è facile e richiede il contributo di tutti, raccogliendo il meglio delle energie e delle competenze che nella nostra categoria certamente non mancano, lasciando indietro per qualche tempo personalismi e posizioni meramente “elettorali”, oggi del tutto stonate da qualunque parte vengano rappresentate.

Quattro, a mio avviso, i punti cardinali che devono orientare il piano di azione:
- semplificazioni normative ed eliminazione degli adempimenti inutili; 
- tutela e valorizzazione delle competenze della nostra professione;
- nessuna autoindulgenza sui temi dell’etica e della deontologia, veri fattori distintivi di una professione ordinistica essenziale per la vita economica del Paese;
- una chiara e coraggiosa visione del futuro della nostra professione.

Non tutto dipende da noi e avremo certamente bisogno di una politica capace di ascoltare e agire, ma tanto possiamo e dobbiamo pensarlo e farlo noi. La Fondazione nazionale commercialisti ha pubblicato nei giorni scorsi una ricerca secondo cui i professionisti sono in assoluto i più danneggiati dalla crisi economica del 2008: in dodici anni la produttività dei professionisti delle aree tecniche ed economiche è scesa del 17% circa. La ricerca evidenzia un contemporaneo significativo aumento nel medesimo periodo del numero di professionisti quale una via di fuga dalla crisi occupazionale.

Da questo punto di vista il COVID non potrà che rappresentare un acceleratore di un trend che, per essere invertito, richiede, a mio avviso, anche la necessità di interrogarsi sulla capacità di intercettare adeguatamente l’andamento della domanda. Le imprese – già da qualche tempo e adesso ancor di più – rappresentano bisogni di consulenza in ambiti più ampi della mera compliance contabile e fiscale e gli studi per non perdere ulteriormente quote di mercato devono attrezzarsi per soddisfare al meglio questi bisogni.

È necessario che la categoria si apra maggiormente all’ascolto del proprio mercato, si confronti con imprese e istituzioni per individuare i gap tra desideri e bisogni di chi rappresenta la domanda.

Nella stessa direzione si rendono necessarie altre azioni:
- lavorare con determinazione a un ambizioso piano di sostegno alla digitalizzazione degli studi, ponendo l’innovazione al centro del progetto strategico e dell’agire politico di categoria. Da questo punto di vista abbiamo molto terreno da recuperare e per questo si pensi a investire – anche insieme e su base comune di categoria – in piattaforme e strumenti digitali avanzati da mettere al servizio della competenza tecnica;

- stimolare la crescita dimensionale degli studi, favorendo con politiche mirate la nascita di nuove associazioni professionali, potenziando lo strumento delle STP, estendendo l’applicabilità ai professionisti dei contratti di rete e, in ogni caso, mettendo a disposizione ogni supporto diretto e indiretto possibile per sostenere dal punto di vista finanziario gli studi che intraprendono seri e articolati percorsi di crescita;

- investire incessantemente nella competenza, nella formazione di qualità, come continua ricerca di un vantaggio competitivo prima ancora che obbligo normativo, e nella condivisione di esperienze con altri professionisti.

Occorre coraggio e voglia di mettersi in discussione, senza lasciar spazio a battaglie di retroguardia, o sterili dispute elettorali, ma con la ferma convinzione che una professione dinamica e forte è necessaria anche per le sfide che attendono il nostro Paese.
In questo modo, non ho dubbi, la nostra tornerà a essere una professione attraente anche per i più giovani, come lo fu per noi qualche anno fa. Ma il tempo stringe, altrimenti ne usciremo come prima, o forse peggio.

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