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Lunedì, 6 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Come fa a non sapere la differenza tra fatturato e ricavi chi scrive le norme?

Mercoledì, 24 giugno 2020

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Buongiorno Direttore,
sono ancora qui a scrivere per cercare di smuovere le coscienze di coloro (dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori, studenti) che tutte le sante mattine si alzano di buon’ora e contribuiscono a tenere in piedi questo Paese che, nonostante una classe politica da far rabbrividire, ha aziende che tutto il mondo ci invidia, ha studenti e neolaureati che sono chiamati nelle migliori imprese e università dei Paesi maggiormente sviluppati, ha imprenditori e dipendenti tenaci che non vogliono rassegnarsi ad abbandonare al proprio destino un Paese pieno di meraviglie e di tante brave persone.
Purtroppo è arrivato il momento in cui non è più sufficiente fare con amore il proprio lavoro, occorre muoversi per cambiare un sistema che a lungo andare rischia di mettere in ginocchio per sempre l’Italia.

Tanto per capire quale sia il livello di conoscenza in ambito fiscale di coloro che governano il Paese, cito questo esempio: nei giorni scorsi leggendo il decreto “Rilancio” con i colleghi di studio, ho pensato: ma com’è possibile che coloro che scrivono le norme di carattere tributario non sappiano nemmeno quale sia la differenza tra fatturato e ricavi?
Poi, soffermandomi sul contenuto dell’art. 84, ho avuto la conferma della loro impreparazione; il comma 2 del citato articolo dispone che “Ai liberi professionisti titolari di partita IVA [...] che abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019, è riconosciuta una indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1000 euro. A tal fine il reddito è individuato secondo il principio di cassa”.

Intanto osservo che la dizione “liberi professionisti” nel TUIR non si rinviene; semmai si parla, negli artt. 53 e 54, di “lavoro autonomo” e inoltre, a comprova che chi ha scritto queste norme è un ignorante in ambito fiscale, si precisa che “A tal fine il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute [...]”. Il reddito di lavoro autonomo si è da sempre determinato con il principio di cassa come dispone lo stesso art. 54 del TUIR e quindi è assolutamente pleonastico ripeterlo, soprattutto in una disposizione di legge; inoltre, come mi era stato spiegato nei primi giorni di praticantato, i “liberi professionisti” (rectius lavoratori autonomi) non percepiscono ricavi, bensì compensi.
Tanto pressapochismo e tanta confusione che in qualche modo noi siamo costretti a sistemare.


Stefano Zanardi
Consulente del lavoro iscritto all’Ordine dei Consulenti del lavoro di Parma

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