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Venerdì, 14 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

A settembre nuovo sciopero dei commercialisti

La mancata proroga dei versamenti porterà all’astensione. CNDCEC e sindacati: «Avanti a oltranza fino a quando non otterremo più ascolto»

/ Savino GALLO

Mercoledì, 22 luglio 2020

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A metà settembre i commercialisti incroceranno le braccia per la seconda volta nella loro storia. Se lo scorso autunno era stata l’introduzione dei nuovi indici di affidabilità fiscale a indurre la categoria a tale forma di protesta, questa volta a far precipitare la situazione è stato il mancato accoglimento della richiesta di proroga al 30 settembre dei versamenti derivanti dalle dichiarazioni dei redditi e IRAP.

L’annuncio è arrivato ieri, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Senato che ha rappresentato il culmine della protesta montata nelle ultime settimane, via via cresciuta dopo che il Governo si è detto indisponibile a spostare ulteriormente il termine per i versamenti.

L’intenzione è quella di “creare un disagio”, ha spiegato Andrea Ferrari, Presidente dell’AIDC, “non possiamo crearlo ai nostri clienti né farlo sul gettito, perché ci è espressamente vietato. Quindi lo faremo sui dati e le informazioni che siamo chiamati a trasmettere all’Amministrazione finanziaria”.

In altre parole, lo sciopero verrà indetto a ridosso della scadenza per l’invio delle comunicazioni fiscali. Il primo appuntamento, in questo senso, è per il 16 settembre, giorno in cui scade il termine per la presentazione delle LIPE ed è quindi proprio quella la data più probabile per l’astensione.

Ma non ci si fermerà lì. Le nove associazioni di categoria (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDCEC, UNICO) e il Consiglio nazionale sono intenzionati ad “andare avanti a oltranza”, sino a quando non si otterrà qualcosa di concreto: non più la proroga, anche perché arrivati a metà settembre avrebbe poco senso, ma “essere coinvolti per davvero nella realizzazione della riforma fiscale” di cui si inizia a discutere in questi giorni.

“Abbiamo provato con il dialogo – ha sottolineato il Presidente del CNDCEC, Massimo Miani –, ma se il Governo si mostra del tutto sordo alle ragionevoli richieste che avanziamo ci vediamo costretti a chiamare la categoria alla mobilitazione e a forme di protesta forti. Per questo appoggiamo in pieno le iniziative annunciate per settembre da tutte le sigle sindacali della categoria. È il momento di chiamare a raccolta i 120 mila commercialisti italiani. Il loro responsabile impegno quotidiano al fianco di cittadini e imprese merita quel rispetto che la politica ci nega da troppo tempo”.

Non aver concesso la proroga, ha aggiunto Marco Cuchel, Presidente dell’ANC, “è offensivo. Ad una legittima e reiterata richiesta di alleggerimento, burocratico ed economico, dell’ingorgo fiscale, il Governo ha opposto un secco rifiuto. Deve esserci un cambio di rotta”.

Anche, ha ricordato Stefano Sfrappa, Presidente del SIC, in termini di interlocuzione con la Pubblica Amministrazione. “I privati sono tornati al lavoro – ha spiegato – mentre nel pubblico è ancora tutto a rilento, e questo crea ulteriori problemi ai professionisti”.

Le istanze della categoria non sono solo legate alle difficoltà degli studi, che in questi mesi sono stati impegnati nei tanti adempimenti legati all’epidemia, ma anche e soprattutto a quelle delle imprese clienti, mai come in questo periodo alle prese con problemi di liquidità. “La proroga – ha sottolineato Matteo De Lise, Presidente dell’UNGDCEC – l’abbiamo richiesta per i clienti, con la consapevolezza che non fosse possibile per loro pagare le imposte al 20 luglio. Serve tempo per rimettere insieme il Paese”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Pia Nucera, numero uno dell’ADC: “Dai nostri studi – ha spiegato – passa l’80% di 8 milioni di partite IVA. Proveremo a sensibilizzare e coinvolgere anche loro in questa battaglia che è necessaria perché l’emergenza sanitaria non si trasformi in una crisi sistemica”.

Molti, in realtà, si sono già schierati con i commercialisti. Lo hanno fatto, ad esempio, tutte le altre professioni ordinistiche, ma anche associazioni come Confcommercio e Confesercenti. Ieri, è stato il turno dei rappresentanti della politica. Molti sono intervenuti nel corso della conferenza stampa, tutti per sostenere le ragioni della proroga. Tra questi De Bertoldi e Santanché di Fratelli d’Italia, Bitonci e Gusmeroli della Lega (accompagnati dal leader Salvini), ma anche alcuni membri della maggioranza parlamentare, come Fassina di Leu e Nannicini e Gribaudo del Pd.

Proprio da questi ultimi le parole più dure nei confronti dell’Esecutivo: “Non è vero che le Partite IVA stanno meglio di altri lavoratori”, hanno spiegato rispondendo alle parole del Viceministro al MEF Misiani (si veda “Senza proroga i contribuenti possono fare appello alla «forza maggiore»” del 21 luglio). La proroga si può ancora fare, ha sostenuto Fassina, “magari con il decreto contenente il terzo scostamento di bilancio che arriverà a inizio agosto”. Quel che è certo, ha aggiunto Gribaudo, è che “questo muro contro muro non serve a nessuno”.

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