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Martedì, 22 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Fattura al cessionario anche con pagamento a opera di terzi

/ Dario BONSANTO e Emanuele GRECO

Giovedì, 17 settembre 2020

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Nell’ambito dei rapporti commerciali vi possono essere dei casi in cui il pagamento del corrispettivo per l’acquisto di un bene o di un servizio non venga posto in essere dal cessionario o committente (beneficiario dell’operazione), bensì da un terzo.

Anche nei casi in cui il pagamento del corrispettivo avvenga ad opera di un terzo e non da parte del cessionario o committente (vale a dire colui cui viene ceduto il bene o prestato il servizio), non mutano i criteri di fatturazione, mediante cui il cedente o prestatore esercita il diritto di rivalsa di cui all’art. 18 del DPR 633/72.

Sul punto si registra un risalente e condivisibile intervento dell’Amministrazione finanziaria, con cui è stato chiarito che la fattura deve essere emessa dal cedente del bene o prestatore del servizio nei confronti del soggetto che ha richiesto l’effettuazione delle operazioni, a nulla rilevando che terzi subentrino nel pagamento del corrispettivo (cfr. R.M. 13 giugno 1981 n. 331350).

In base a tale documento di prassi, il rapporto di rivalsa e il sottostante obbligo di fatturazione dovrebbero, dunque, intercorrere tra i due soggetti che – dalle risultanze del contratto stipulato – figurano rispettivamente quali cedente (o prestatore) e cessionario (o committente), e ciò anche nell’ipotesi in cui dovessero intervenire vicende giuridiche volte a “spostare” l’onere del pagamento delle somme concordate in capo ad un soggetto terzo.

In tale ultima ipotesi, il cedente o prestatore non dovrà, pertanto, emettere la fattura nei confronti del soggetto che provvederà al pagamento del corrispettivo, dovendo il documento essere intestato alla propria controparte contrattuale (ossia al soggetto con il quale è stata convenuta la cessione di beni o la prestazione di servizi).

Il pagamento del corrispettivo ad opera di un terzo non farebbe, inoltre, venire meno la possibilità per il cessionario/committente (intestatario della fattura) di esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA esposta nel documento ex art. 19 del DPR 633/72.

In tal senso si è, infatti, espressa la giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia 23.4.2009 n. C-74/08), la quale, chiamata a pronunciarsi sulla detrazione relativa ad un acquisto in parte pagato tramite una sovvenzione pubblica, ha stabilito che una normativa nazionale che – in caso di acquisto di beni parzialmente sovvenzionato – consente di detrarre l’IVA su tale acquisto solo fino a concorrenza della parte non sovvenzionata deve considerarsi contraria al diritto dell’Ue.

Così come osservato dai giudici, la disposizione unionale che disciplina il diritto alla detrazione (ossia, attualmente, l’art. 168 della direttiva 2006/112/Ce) non consentirebbe un tale tipo di limitazione, essendo, quindi, in linea generale, possibile per l’acquirente esercitare il menzionato diritto sull’intero ammontare dell’imposta.

Sempre sul punto si registra, in ultimo, un recente intervento della giurisprudenza nazionale (cfr. Cass. 20 luglio 2020 n. 15367), secondo la quale il diritto del cessionario (o del committente) alla detrazione dell’imposta, a norma dell’art. 19 del DPR 633/72, presuppone solamente:
- la qualità di imprenditore dell’acquirente;
- l’inerenza del bene acquistato all’attività imprenditoriale svolta;
- il rispetto degli obblighi di fatturazione e registrazione di cui agli artt. 21, 23, 24 e 25 del citato DPR 633/72.

Ai fini della detrazione dell’imposta, risulterebbe, invece, priva di qualsiasi rilevanza la circostanza per cui il pagamento del corrispettivo venga posto in essere da un soggetto terzo, estraneo al rapporto contrattuale da cui tale obbligazione ha origine (sul punto si veda, altresì, “IVA detraibile anche quando il corrispettivo è pagato da un terzo” del 27 luglio 2020).

L’irrilevanza ai fini fiscali del soggetto pagante, rende, pertanto, possibile l’esercizio del diritto alla detrazione da parte del cessionario o committente anche allorché il denaro utilizzato per il pagamento non trovi riscontro nella contabilità di quest’ultimo.

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