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Martedì, 24 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Obblighi dichiarativi per il concordato fallimentare con terzo assuntore

/ Massimo NEGRO e Antonio NICOTRA

Sabato, 31 ottobre 2020

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L’omologazione del concordato fallimentare e la chiusura del fallimento (art. 130 comma 2 del RD 267/42) determinano per il curatore l’adempimento degli obblighi fiscali per il reddito maturato durante la procedura.

Con riferimento alle imposte sui redditi, il curatore deve presentare una dichiarazione per il c.d. maxi periodo d’imposta, che si estende dall’apertura alla chiusura della procedura (art. 183 del TUIR e art. 5 comma 4 del DPR 322/98), entro l’ultimo giorno del nono mese successivo alla chiusura del fallimento.

Nell’ipotesi di chiusura della procedura per effetto del concordato fallimentare, il suddetto termine decorre dalla definitività del decreto di omologazione del concordato (ris. Agenzia delle Entrate nn. 191/2003 e 263/2009).
In ordine al modello REDDITI da impiegare, nell’ipotesi in cui la dichiarazione di fallimento della società venga pronunciata, ad esempio, nel 2010 e la chiusura della procedura si realizzi a giugno 2019, trattandosi di un periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, il curatore è tenuto a utilizzare il modello REDDITI SC 2019 (art. 1 comma 1 del DPR 322/98).

Con riferimento alla quantificazione del residuo attivo della procedura, ai sensi dell’art. 183 comma 2 del TUIR, il curatore opera una comparazione tra un dato unitario, costituito dal valore delle attività che eventualmente residuano al termine della procedura e che tornano nella disponibilità dell’imprenditore (cfr. circ. Agenzia delle Entrate 4 ottobre 2004 n. 42) e un altrettanto unitario dato iniziale, rappresentato dal patrimonio netto (determinato in base ai valori fiscalmente riconosciuti), come risultante dal bilancio che il curatore predispone all’inizio della procedura. La differenza tra questi dati rappresenta l’imponibile a titolo di reddito d’impresa, da indicare nel quadro RF del modello REDDITI SC 2019.
L’indicazione in dichiarazione del patrimonio netto della società fallita, rilevante ai fini del reddito d’impresa, è compiuta, invece, nel quadro RS del modello REDDITI SC 2019.

Nel caso di concordato fallimentare con terzo assuntore, tuttavia, il residuo attivo della procedura è sempre pari a zero, in quanto il patrimonio della massa fallimentare è interamente trasferito al terzo, diventando il corrispettivo (o una porzione dello stesso) dell’accollo da parte dell’assuntore e potrà essere tassato a carico di quest’ultimo (cfr. Cass. n. 15568/2000 e ris. Agenzia Entrate n. 263/2009).

L’esito della procedura, quindi, è fiscalmente neutrale: non è ipotizzabile la formazione di alcun residuo attivo, né la maturazione di materia imponibile.
L’assenza di residuo attivo (e di reddito d’impresa), peraltro, potrebbe rendere non necessaria l’indicazione del patrimonio netto in seno alla dichiarazione dei redditi.

Nell’ambito del modello REDDITI SC 2019, ai fini dell’indicazione del patrimonio netto, deve essere compilato l’apposito “Prospetto del capitale e delle riserve” del quadro RS.
Con la rappresentazione di tale dato, peraltro, possono sorgere alcune problematiche operative. In primo luogo, l’esposizione dell’importo del patrimonio netto iniziale rilevante ai fini fiscali potrebbe comportare la necessità di una ripartizione tra più righi del “Prospetto del capitale e delle riserve”, corrispondenti al capitale sociale e alle varie riserve.

Sul punto, non si riscontrano orientamenti dell’Agenzia delle Entrate, tuttavia un possibile criterio di allocazione, in via interpretativa, potrebbe essere quello di mantenere la stratificazione della precedente dichiarazione dei redditi – predisposta in base al bilancio redatto dal curatore ex art. 183 comma 1 del TUIR – imputando la differenza a una riserva di utili. Nel caso di valore negativo del patrimonio netto così calcolato, si potrebbe assumere lo stesso per il valore di zero, coerentemente con il principio utilizzato ai fini della determinazione del reddito d’impresa della procedura: infatti, la regola è che, in presenza di residuo attivo si sottrae il valore positivo del patrimonio netto oppure, se negativo, quello nullo dello stesso.

In secondo luogo, sarebbe necessaria l’indicazione del patrimonio netto finale pari a zero per effetto dell’omologazione, comportante l’estinzione dei debiti e l’assenza di residuo attivo.
Nella compilazione del “Prospetto del capitale e delle riserve” del quadro RS (righi da RS130 a RS142), tuttavia, l’indicazione di un valore pari a “0” non consente l’emersione del dato nella dichiarazione compilata, in quanto equivalente all’omessa compilazione del rigo. Al fine di evidenziare la compilazione del rigo, quindi, sarebbe necessario indicare un importo superiore allo “0”, ossia almeno pari a “1”.

Si ricorda, infine, come l’omessa indicazione del patrimonio netto potrebbe determinare un’irregolarità del contenuto della dichiarazione – integrando un’ipotesi di dichiarazione “inesatta” –, senza, tuttavia, incidere sulla determinazione della base imponibile. Tale dichiarazione sarebbe, quindi, affetta da un vizio formale e sanzionata in misura fissa, ai sensi dell’art. 8 del DLgs. 471/97.

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