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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Crediti erariali estinti per confusione dal sequestro

Dopo la confisca definitiva IRPEF o IRES non dovuti, in assenza di un soggetto passivo d’imposta

/ Antonio NICOTRA

Venerdì, 30 ottobre 2020

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Con la risoluzione n. 70, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate, nel solco della ris. n. 114/2017, ha precisato che, nel momento in cui, all’esito del procedimento cautelare, la confisca definitiva comporti, con effetto retroattivo alla data del sequestro, il consolidarsi del patrimonio in capo allo Stato/Erario, si estinguono per confusione i crediti erariali maturati (e non estinti) sino al sequestro – connessi al patrimonio acquisito e nei limiti del suo valore – derivanti da redditi prodotti in capo al destinatario della misura cautelare.
Successivamente (con effetto dalla confisca definitiva), poiché il soggetto d’imposta diviene lo Stato, mancando il presupposto soggettivo per l’imposizione, tali imposte non sono dovute. Restano esclusi, tuttavia, i crediti IRAP, IVA o per ritenute, in costanza della bilateralità del rapporto.

Nel caso di specie, l’amministratore giudiziario di un’azienda oggetto di sequestro, al fine di procedere alla predisposizione del riparto finale e al regolamento dei debiti anche tributari a carico dell’amministrazione giudiziaria, pone alcuni quesiti. L’istante chiede di conoscere, in primo luogo, se i debiti per imposte scaturenti dalle dichiarazioni relative agli anni solari precedenti al sequestro sono a carico dell’imprenditore o inclusi fra i debiti aziendali a carico dell’amministrazione giudiziaria o estinti per confusione.
In secondo luogo, se è necessario calcolare il reddito del solo periodo d’imposta successivo al sequestro, rettificando la dichiarazione (già presentata per l’intero periodo di imposta), anche in assenza della dichiarazione precedente, o se sono necessarie due dichiarazioni rettificative per ciascuno dei periodi ante e post sequestro.

Inoltre, l’istante chiede di conoscere le obbligazioni fiscali per la frazione dell’ultimo periodo d’imposta fino alla definitività della confisca e gli obblighi dichiarativi scaturenti dalla vendita dell’azienda dopo la definitività della confisca.
Infine, chiede di sapere se i debiti scaturenti dalle dichiarazioni dei redditi per i periodi post sequestro, anche se non onorati tempestivamente, devono essere pagati dall’amministrazione giudiziaria o possono estinguersi per confusione ex art. 1253 c.c.

Secondo la ris. n. 114/2017, l’art. 50 comma 2 del DLgs. 159/2011 (c.d. “Codice delle leggi antimafia”) – che contempla l’estinzione dei crediti erariali per confusione ex art. 1253 c.c. nelle ipotesi di confisca dei beni, aziende o partecipazioni societarie sequestrati – presuppone la definitività della confisca e il venir meno della pluralità dei soggetti dell’obbligazione, alla quale segue la riunione della qualità di debitore e di creditore nello stesso soggetto (lo Stato-Erario). Tale estinzione si applica ai soli “crediti erariali” (ad esempio, per IRES o IRPEF).
Per l’amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati, inoltre, trova applicazione la disciplina sull’eredità giacente ex artt. 187 del TUIR e 5-ter del DPR 322/98 (cfr. anche circ. n. 156/2000 e ris. 62/2007).

In pendenza di sequestro, quindi, l’amministratore: presenta le dichiarazioni per il periodo d’imposta anteriore a quello di adozione della misura cautelare, per le quali non sia scaduto il relativo termine alla data di consegna dei beni; determina, in via provvisoria, il reddito dei beni sequestrati secondo le disposizioni del titolo I, sezione I del TUIR (per il reddito dei beni immobili oggetto di sequestro, si applica l’art. 51 comma 3-bis); presenta, nei termini ordinari, le dichiarazioni per i periodi d’imposta interessati dall’amministrazione giudiziaria (a eccezione del periodo d’imposta in cui cessa) e versa le relative imposte. L’inosservanza di tali adempimenti, peraltro, è soggetta a sanzione.

Anche secondo la giurisprudenza la confusione ex art. 50 comma 2 si applica ai soli crediti erariali (esclusi i contributi previdenziali e assistenziali, i tributi locali e i diritti camerali). L’estinzione del credito erariale avviene nei limiti in cui lo stesso trovi capienza nel patrimonio della società (cfr. Cass. nn. 754/2019 e 56/2019).

Coniugando tali principi, secondo la risoluzione in commento discende che i debiti per imposte scaturenti dalle dichiarazioni fiscali relative agli anni solari precedenti al sequestro, non onorati al momento di adozione della misura, sono estinti per confusione se inerenti o derivanti dai beni poi acquisiti al patrimonio dello Stato e nel limite del loro valore. I restanti debiti sono a carico del destinatario del sequestro.

L’amministratore giudiziario (artt. 51 del DLgs. 159/2011 e 5-ter del DPR 322/1998) presenta la dichiarazione dei redditi (per i beni oggetto di sequestro) relativa all’intero periodo d’imposta della misura, con versamento dei tributi e/o delle imposte. Se l’adempimento dichiarativo è già stato attuato, non è necessaria un’ulteriore attività per il lasso temporale tra l’inizio del predetto periodo e il momento in cui il sequestro è posto in essere. In merito al periodo d’imposta in cui la confisca diventa definitiva, incluso il lasso temporale tra l’inizio del periodo e il momento in cui la confisca diventa definitiva, non sussiste l’obbligo dichiarativo. Ciò vale anche per la vendita dell’azienda dopo la definitività della confisca.
I debiti scaturenti dalle dichiarazioni dei redditi dell’impresa relative ai periodi di imposta tra il sequestro e la confisca definitiva, ove non tempestivamente onorati, non sono più dovuti.

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