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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Aliquota zero per i beni anti COVID in attesa di una proroga

Rinnovato dalla Commissione Ue sino al 30 aprile 2021 il regime di franchigia per le importazioni

/ Luca BILANCINI e Emanuele GRECO

Venerdì, 30 ottobre 2020

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All’indomani della decisione della Commissione europea (decisione Ue 28 ottobre 2020 n. 1573), con la quale è stata prevista la proroga, sino al 30 aprile 2021, delle esenzioni sui dazi e sull’IVA all’importazione che gravano sui dispositivi medici e di protezione individuale per il contrasto alla diffusione della pandemia da COVID-19, sarebbe auspicabile che possa essere oggetto di differimento anche la disposizione, prevista dall’art. 124 del DL 34/2020, che consente l’applicazione dell’aliquota zero alle cessioni di beni anti COVID-19.

Nel confermare le agevolazioni sulle importazioni, la Commissione Ue ha riconosciuto che le misure si sono rivelate utili, avendo consentito “alle organizzazioni pubbliche o alle organizzazioni autorizzate dalle autorità competenti degli Stati membri l’accesso a medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di protezione individuale, per cui vi è una carenza” (cfr. quarto considerando della decisione Ue 2020/1573). In ragione della continua e crescente diffusione della pandemia, nonché dell’elevato flusso di importazioni relativi a tali beni, si è quindi optato per una proroga del periodo di applicazione dei provvedimenti contenuti nella decisione (Ue) 2020/491.

L’ordinamento nazionale resta, per il momento, fermo alle disposizioni contenute nell’art. 124 del DL 34/2020, secondo cui le cessioni di beni destinate al contenimento e alla gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 devono essere assoggettate ad aliquota zero (esenzione IVA con diritto alla detrazione “a monte”) sino al 31 dicembre 2020.
A decorrere dal 1° gennaio 2021, ai sensi del n. 1-ter.1 della Tabella A, parte II-bis, del DPR 633/72, tali operazioni dovrebbero, invece, essere assoggettate – a regime – ad aliquota IVA pari al 5%, salvo che il legislatore interno non decida di prorogare l’agevolazione anche per i primi mesi del 2021, coerentemente con quanto sta avvenendo a livello europeo.

Sul punto è bene sottolineare che la Commissione Ue ha anche proposto che gli operatori sanitari non siano tenuti a corrispondere IVA su vaccini e tamponi (“testing kits”), utilizzati nella lotta contro il coronavirus, mostrando chiaramente l’intento di agevolare il più possibile la diffusione di mezzi di contrasto alla pandemia.

Tornando alla disciplina interna, va ricordato come il menzionato art. 124 del DL 34/2020 abbia individuato, in via tassativa e non esemplificativa, i beni agevolabili.
Circa la tassatività dell’elenco proposto dalla disposizione si sono espresse tanto l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli (circolare n. 12/2020) quanto, più di recente, l’Agenzia delle Entrate (circolare n. 26/2020). Le Dogane, in particolare, ai fini delle importazioni dei beni in commento, hanno peraltro individuato i codici di nomenclatura combinata dei beni per i quali è possibile fruire dell’agevolazione IVA e il Codice Addizionale “Q101” da indicare, fino al 31 dicembre 2020, nella casella 33 del DAU.

Tra gli aspetti da evidenziare, in merito alla disciplina in commento, vi è il fatto che le cessioni dei beni anti COVID-19, per espressa previsione dell’art. 124 del DL 34/2020, non limitano il diritto alla detrazione dell’imposta del soggetto passivo che fornisce i suddetti beni.
Inoltre, come chiarito nella circolare Agenzia delle Entrate n. 26/2020, l’effettuazione di questa tipologia di cessioni nemmeno ha effetti rispetto alla determinazione del pro rata di detrazione (art. 19-bis del DPR 633/72) in capo a coloro che, oltre alle cessioni in argomento, effettuano contestualmente operazioni imponibili ed esenti ai fini dell’IVA.

La già citata circ. Agenzia delle Entrate n. 26/2020 ha fornito interessanti chiarimenti sulla portata dell’agevolazione (riferibili sia all’applicazione dell’aliquota zero sia, dal 2021, a quella del 5%).
In particolare, il regime di favore è riconosciuto anche per le operazioni accessorie alla cessione dei beni in analisi, ai sensi dell’art. 12 del DPR 633/72, come nel caso del trasporto, della posa in opera, dell’imballaggio, del confezionamento o della fornitura di recipienti o contenitori (si veda “Per l’aliquota «zero» sui beni anti-COVID è necessaria la finalità sanitaria” del 16 ottobre 2020).
Solamente con riferimento ai pezzi di ricambio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’accessorietà andrà valutata “caso per caso”.

Inoltre, il regime IVA introdotto dall’art. 124 del DL 34/2020 si rende applicabile, ai sensi dell’art. 16 comma 3 del DPR 633/72, anche alle prestazioni di servizi relative a contratti d’opera, appalto e simili aventi a oggetto la produzione dei medesimi beni.
Sarebbero, altresì, comprese le prestazioni di “montaggio, assiemaggio, modificazione, adattamento o perfezionamento, anche se relative a semilavorati o parti degli stessi beni” (art. 1 comma 7 del DL 417/91).
L’aliquota agevolata non dovrebbe applicarsi, però, alle prestazioni che costituiscono una fase successiva alla realizzazione del bene stesso (R.M. 7 febbraio 1991 n. 550016), come nel caso delle riparazioni.

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