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Mercoledì, 25 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Inversione contabile per le cessioni di polveri d’oro

Deve essere garantito il livello di purezza e l’oggetto della transazione deve essere il valore dell’oro contenuto nel «semilavorato»

/ REDAZIONE

Giovedì, 19 novembre 2020

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Le cessioni di polveri d’oro e di paste contenenti polvere d’oro impiegate quali materiali nei processi di saldatura dei gioielli, se di purezza pari o superiore a 325 millesimi, scontano l’IVA mediante il meccanismo del reverse charge ex art. 17 comma 5 del DPR 633/72. A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate con la risposta alla consulenza giuridica n. 13 pubblicata ieri, 18 novembre 2020.

Nello specifico, per effetto di quanto disposto dal citato art. 17 comma 5 del DPR 633/72 per le cessioni di materiale d’oro e per quelle di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi al pagamento dell’imposta è tenuto il cessionario (se soggetto passivo).

Nel citato documento di prassi, l’Amministrazione finanziaria, in considerazione delle nozioni di:
- materiali d’oro, che ricomprenderebbero tutte le forme di oro grezzo destinate ad una successiva lavorazione;
- semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi, ossia prodotti privi di uno specifico uso e funzione per i quali risulta necessario un ulteriore stadio di lavorazione o trasformazione ai fini dell’utilizzo da parte del consumatore finale,
ha ritenuto di poter ricomprendere le polveri d’oro e le paste contenenti polveri d’oro, impiegate quali materiali nei processi di saldatura dei gioielli, tra le materie prime e semilavorati cui si applica il meccanismo dell’inversione contabile.

Ciò, tuttavia, a condizione che sia garantito il livello di purezza dell’oro richiesto dal citato art. 17 comma 5 del DPR 633/72 (pari ad almeno 325 millesimi) e che la transazione abbia – di fatto – quale oggetto il valore dell’oro contenuto nel “semilavorato”, più che il prodotto ex se o altri elementi ivi contenuti.

Ribadito l’orientamento per transazioni di montature di anelli

Infine, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito il proprio orientamento espresso in precedenti documenti di prassi con riferimento alle transazioni aventi ad oggetto montature di anelli o chiusure per collane e bracciali. Nello specifico, ad avviso dell’Amministrazione finanziaria, tali transazioni:
- non saranno soggette al meccanismo dell’inversione contabile se i beni in oggetto hanno già una propria definita destinazione d’uso (quale montatura o chiusura) e non sono commercializzati per il valore dell’oro ivi contenuto (ris. Agenzia delle Entrate 11 novembre 2005 n. 161);
- sconteranno l’IVA tramite applicazione del reverse charge nei casi in cui i beni in parola – sempre se di purezza pari o superiore a 325 millesimi – siano venduti come oreficeria usata da destinare alla fusione ed affinazione (ris. Agenzia delle Entrate 12 dicembre 2013 n. 92).

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