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Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Limiti alla definizione dei bonari anche per le dichiarazioni tardive

I dati per determinare la riduzione del volume di affari potrebbero arrivare a ridosso del termine per le proposte di definizione

/ Caterina MONTELEONE

Giovedì, 8 aprile 2021

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L’art. 5 del DL 41/2021 ha introdotto una definizione degli “avvisi bonari” emessi ai sensi dell’art. 36-bis del DPR 600/73 e dell’art. 54-bis del DPR 633/72 a seguito di liquidazione automatica delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta:
- 2017, che sono stati elaborati al 31 dicembre 2020, ma che non sono ancora stati inviati ai contribuenti per effetto della sospensione ex art. 157 del DL 34/2020;
- 2018, i quali saranno elaborati entro il 31 dicembre 2021.

Il legislatore ha subordinato la possibilità di definire gli avvisi bonari al verificarsi di un doppio requisito. È, infatti, richiesto che il contribuente sia titolare di una partita IVA attiva al 23 marzo 2021 e che nel periodo d’imposta 2020 abbia avuto una riduzione del volume di affari o dei ricavi o compensi maggiore del 30% rispetto al volume di affari o dei ricavi o compensi del periodo d’imposta 2019.
È previsto che sia la stessa Agenzia delle Entrate a verificare il possesso dei requisiti per la definizione.

Secondo l’art. 5 del DL 41/2021, rilevano i dati indicati nella dichiarazione che verrà presentata per il 2020.
Per l’IVA, si tratta della dichiarazione che si presenta ai sensi dell’art. 8 del DPR 322/98 tra il 1° febbraio e il 30 aprile.
Per i contribuenti che non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA, la riduzione del volume di affari verrà determinata sulla base dell’ammontare dei ricavi o dei compensi indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2020 (il cui termine, salvo proroghe, scadrà il 30 novembre 2021).

Sia le dichiarazioni IVA che quelle dei redditi sono considerate valide se presentate entro 90 giorni dalla scadenza del termine (salve le sanzioni per il ritardo) ex artt. 8 comma 6 e 2 comma 7 del DPR 322/98. Analogamente, ai fini della determinazione della riduzione del volume degli affari o dell’ammontare dei ricavi o compensi, dovrebbero essere considerate valide rispettivamente le dichiarazioni IVA presentate entro il 29 luglio 2021 e le dichiarazioni dei redditi presentate entro il 28 febbraio 2022.
Tale conclusione però sembra non poter essere confermata se si considera l’art. 157 del DL 34/2020, a mente del quale gli avvisi bonari relativi al periodo d’imposta 2017, salvo casi di indifferibilità e urgenza, devono essere “emessi entro il 31 dicembre 2020 e notificati nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022”.

Il contribuente escluso può provare i requisiti per accedere alla definizione

Ciò ha come conseguenza che se il contribuente presenta la dichiarazione IVA o quella dei redditi a ridosso del termine di 90 giorni, tale tardività può impedire all’Agenzia delle Entrate la verifica del requisito per accedere alla definizione.

Nell’ipotesi in cui il contribuente presenti la dichiarazione oltre i tempi utili per fornire all’Agenzia delle Entrate i dati necessari a verificare l’esistenza dei presupposti per definire e nel frattempo gli venga notificato un avviso bonario senza la proposta di definizione, si ritiene possa, previa dimostrazione della riduzione di volume di affari o dell’ammontare dei ricavi o compensi, chiedere di essere comunque ammesso alla definizione.

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