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Mercoledì, 14 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Il costo della web tax sarà sostenuto dai consumatori locali

Giovedì, 25 marzo 2021

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Gentile Redazione,
come chiarito correttamente dall’Agenzia delle Entrate, la web tax così come configurata in Italia è una imposta indiretta.

A livello della Commissione europea si è dibattuto e molto si dibatte sulla soluzione corretta per tassare localmente gli utili che si ritengono realizzati dai “giganti del web” ma che sfuggono (rectius: “sfuggirebbero”) alla tassazione per via della desueta definizione di “stabile organizzazione”.

Il pensiero prevalente è che il fenomeno vada gestito nell’ambito dei prezzi di trasferimento, valutando il contributo alla creazione del valore alle funzioni, ai rischi ed agli investimenti locali, soppesando meglio il valore del mercato di sbocco.

Il tema della “stabile organizzazione digitale” in effetti è un mero strumento pratico per porre la questione nei giusti termini, visto che il reddito imponibile della stabile organizzazione virtuale deve essere pur misurato in qualche modo.

Ma è un lavoro difficile che richiede consenso internazionale, giacché è impossibile modificare le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni senza il consenso dello stato controparte.

Si è cercata la scorciatoia della imposizione indiretta. Ma c’è da chiedersi se si è raggiunto il risultato proposto (cioè far pagare maggiori tasse a tali soggetti economici) ovvero se si sta semplicemente tassando di più l’economia locale e/o i consumatori locali.

Ebbene, a leggere uno studio apposito commissionato nientemeno che dall’OCSE (OECD Taxation working papers – Lega tax liability, legal remittance responsibility and tax incidence: three dimensions of business taxation) la questione non è affatto peregrina ed i risultati sono chiari.

C’è evidenza teorica e pratica che l’imposizione indiretta non solo viene normalmente traslata sul consumatore (e qui è abbastanza intuitivo: basta vedere il funzionamento dell’IVA o dell’imposta di registro), ma che addirittura provoca un “mark-up” aggiuntivo, essendo l’imposta indiretta un costo operativo come gli altri.

Questo è meno intuitivo ma si spiega facilmente: tutte le analisi economiche e finanziarie aziendali si basano su indici di redditività (ROE, ROI, CCN, etc etc). Di conseguenza ogni componente di costo “deve” generare un margine.

Osservando alcuni passaggi del documento e la conclusione, si può dire, in definitiva, che è ben possibile che il costo della web tax sarà sostenuto dai soli consumatori locali, lasciando indenni i colossi del web, che anzi presumibilmente ci margineranno su.

Del resto lo si potrà verificare analizzando i loro bilanci consolidati


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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