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Mercoledì, 14 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Opposizione alla scissione da impostare con cura

Non basta provare una generica riduzione della garanzia patrimoniale

/ Maurizio MEOLI

Venerdì, 9 aprile 2021

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L’opposizione alla delibera di approvazione del progetto di scissione è uno strumento complementare rispetto all’istituto della responsabilità solidale delle società coinvolte che determina l’instaurazione di un giudizio ordinario di cognizione che sospende il procedimento fino al relativo esito e che, ove dovesse accogliere l’opposizione, renderebbe la delibera inefficace ed incapace di costituire il presupposto del successivo atto di scissione.
A precisarlo è il Tribunale di Milano nella sentenza n. 6624 del 23 ottobre 2020.

A tutela degli interessi dei creditori delle società coinvolte in una scissione sono previsti due strumenti che si pongono in rapporto non di alternatività bensì di complementarietà, ovvero:
- il diritto di opposizione ex art. 2503 c.c., cui rinvia l’art. 2506-ter comma 5 c.c., che realizza una tutela reale ex ante ed opera come mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale della società scindenda per il caso in cui l’operazione preveda una suddivisione patrimoniale non proporzionata e potenzialmente lesiva per i creditori;
- la responsabilità solidale ex art. 2506-quater comma 3 c.c., ai sensi del quale, ciascuna società è solidalmente responsabile dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico. Responsabilità che ha carattere sussidiario, essendo previsto un beneficium ordinis in favore delle società condebitrici solidali ed è limitata al valore della quota di patrimonio netto trasferita a ciascuna beneficiaria ovvero rimasta in capo alla scissa. Tale strumento realizza una tutela ex post, che sostituisce o integra l’originaria garanzia eventualmente lesa.

L’operazione di scissione può, quindi, essere attuata solo dopo che siano decorsi 60 giorni dall’ultima iscrizione nel Registro delle imprese delle delibere di approvazione del progetto di scissione (in caso di scissione per incorporazione) ovvero dalla data di iscrizione dell’unica delibera di approvazione adottata dalla società scindenda (in caso di scissione in senso stretto).

Entro tale termine sono legittimati a proporre opposizione i creditori che siano tali alla data dell’iscrizione nel Registro delle imprese dell’ultima delibera di approvazione del progetto di scissione, anche se titolari di un credito non liquido o inesigibile ovvero eventuale, in quanto sottoposto a condizione o litigioso.

Con l’opposizione si instaura un giudizio ordinario di cognizione e si determina la sospensione del procedimento di scissione fino all’esito del relativo giudizio (salvo che il Tribunale autorizzi comunque l’operazione ritenendo infondato il pericolo di pregiudizio o la società abbia prestato idonea garanzia).
L’opposizione, quindi, è un istituto autonomo e diverso dall’impugnazione della delibera assembleare di approvazione del progetto di scissione (in quanto tale, non è soggetta alla disciplina di cui agli artt. 2377 e ss. c.c.) che trova il proprio fondamento nel rischio che il compimento dell’operazione possa pregiudicare le ragioni dei creditori, rendendo probabile il mancato o ritardato soddisfacimento delle relative pretese.

Nella scissione, peraltro, realizzandosi un fenomeno di scomposizione patrimoniale, una oggettiva riduzione del patrimonio della società scissa si realizza fisiologicamente; per cui la diminuzione della garanzia patrimoniale viene a costituire non una mera eventualità, ma un effetto naturale dell’operazione.

Di conseguenza, il creditore, in sede di opposizione alla scissione, non può limitarsi a dedurre, genericamente, una riduzione della garanzia patrimoniale, dovendo fornire elementi idonei a sostenere l’esistenza di un’effettiva probabilità che l’operazione – anche alla luce di una valutazione complessiva delle caratteristiche e degli effetti della stessa su un piano patrimoniale, economico e finanziario – possa arrecare un pregiudizio, non necessariamente attuale, ma anche solo potenziale, al soddisfacimento del proprio credito.

In particolare – osserva il Tribunale di Milano – questo rischio deve essere valutato considerando, da un lato, le possibilità di soddisfacimento del credito avendo come riferimento le garanzie economico-patrimoniali che offre la società scindenda prima ed indipendentemente dalla scissione e, dall’altro, le garanzie che offrirebbe, dopo la scissione, la società che rimarrebbe (la scissa) o diverrebbe (la beneficiaria) debitrice.

In questa valutazione non va considerata la responsabilità solidale delle altre società partecipanti alla scissione perché:
- l’opponente, prima che l’operazione si perfezioni, vanta un credito esclusivamente nei confronti della società scindenda;
- il patrimonio trasferito in favore delle società beneficiarie verrebbe in rilievo, eventualmente, solo dopo il perfezionamento dell’operazione, nell’ipotesi in cui il creditore, rimasto insoddisfatto, decida di far valere le proprie pretese azionando il regime di responsabilità solidale;
- tale responsabilità, solidale e sussidiaria delle altre società partecipanti all’operazione, costituisce una extrema ratio di tutela del creditore, in deroga al disposto dell’art. 2740 c.c., e la sua attivazione per il creditore è estremamente onerosa, difficoltosa ed aleatoria.

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